Dopo la Marcia per la Libertà e il Lavoro su Washington, il 28 agosto 1963 i leader del movimento per i diritti civili incontrano il presidente Kennedy e il vicepresidente Johnson per discutere il progetto di legge

Il 2 luglio 1964 viene firmato dal presidente Usa Lyndon Johnson il Civil Rights Act, una legge federale che proibisce la discriminazione sulla base di razza, colore, sesso, religione o nazionalità. Proibisce inoltre la segregazione nelle scuole, nel mondo del lavoro e nelle strutture pubbliche.

La legge era stata proposta dal presidente John Fitzgerald Kennedy nel giugno del 1963 ma aveva incontrato l’ostruzionismo del Senato. Dopo l’assassinio di Kennedy il 22 novembre 1963, il nuovo presidente Lyndon Byron Johnson fece avanzare la legge. La Camera dei Rappresentanti approvò il Civil Rights Act il 22 febbraio 1964, mentre il Senato lo approvò dopo 54 giorni di ostruzionismo il 19 giugno del 1964.

Quando la legge divenne esecutiva produsse effetti di vasta portata ed ebbe un enorme impatto a lungo termine in tutto il Paese. Vietò la discriminazione nelle strutture pubbliche, nel governo e in materia di occupazione, abolendo le leggi Jim Crow che avevano mantenuto per un secolo la segregazione razziale nel sud degli Stati Uniti. Divenne illegale mantenere la segregazione in base all’etnia, che vigeva legalmente al sud e nei fatti al nord, nei concorsi per scuole, alloggi o assunzioni.

Cruciali per il passaggio del Civil Rights Act non erano solo le manovre congressuali, ma anche la pressione dell’opinione pubblica, che era stata alimentata da una campagna guidata da Dr. Robert Hayling e da Martin Luther King a St. Augustine (Florida) – “la più antica città della nazione” – nella primavera ed estate del 1964. I gravi incidenti a St. Augustine, tra cui l’arresto di Martin Luther King in un ristorante segregazionista, l’arresto di massa più grande della storia americana di rabbini, l’arresto della madre settantaduenne del governatore del Massachusetts, gli interventi energici a St. Augustine Beach, molti pestaggi brutali e il versamento di acido nella piscina di un motel quando un gruppo di bianchi e neri stava nuotando, mostrarono all’opinione pubblica americana la necessità di approvare la legge.

ll disegno di legge divise e generò un cambiamento a lungo termine della composizione demografica di entrambe le parti. Il Presidente Johnson si rese conto che il sostegno a questo progetto di legge rischiava di fare perdere l’essenziale appoggio del Sud al Partito Democratico. Entrambi, il Procuratore generale Robert Kennedy e il vice presidente Johnson, avevano spinto per l’introduzione della legge per i diritti civili. Johnson disse al collaboratore di Kennedy, Ted Sorensen, “So che i rischi sono grandi e che potremmo perdere il Sud, ma questo genere di Stati può essere perso comunque” Johnson fu profetico. Sebbene alle votazioni per il Civil Rights Act al Congresso i deputati e senatori repubblicani avessero votato a favore della legge più dei loro colleghi democratici, i bianchi del Sud non perdonarono al Partito Democratico quello che consideravano un tradimento. Dal 1968, anno dell’elezione di Nixon alla presidenza, gradualmente i democratici bianchi del Sud abbandonarono in massa il Partito Democratico, e negli anni 90′ il Sud era diventato ormai una roccaforte del Partito Repubblicano, il quale, adottando la cosiddetta “Southern Strategy” aveva accettato di spostarsi sempre più a destra sulle questioni razziali prima e sociali in generale poi per ottenere il voto dei bianchi del Sud che non perdonavano al Partito Democratico il passaggio delle leggi sui diritti civili negli anni 60′. Nel 2005 il segretario del Partito Repubblicano Ken Mehlman chiese formalmente scusa a nome del suo partito per aver sfruttato la polarizzazione razziale e aver ignorato il voto dei neri nei decenni precedenti.