Palazzo Marino a Milano si apre. Lo fa nella sala del consiglio comunale, per un incontro che ha del sorprendente. Protagonista Loubna Bensalah, ricercatrice marocchina. L’incontro, che si è svolto ieri, è stato caldeggiato ed appoggiato ai livelli più alti dell’amministrazione comunale. Lo ha rimarcato il presidente Lamberto Bertolè, la sala è un luogo che si porta appresso un’aura di sacralità, difficilmente diviene accessibile al pubblico. Avviene per occasioni rare.

Tra il pubblico in sala, sorge quasi all’istante la domanda se si stia assistendo o no a un’occasione rara. La risposa arriva subito: una ricercatrice marocchina, Loubna Bensalha, espone il resoconto di 1.000 chilometri percorsi in Marocco e di 1.000 chilometri percorsi in Tunisia, a incontrare donne. Di ogni età, stato sociale, livello di istruzione, condizione in genere. Quante altre volte si è mai venuti a conoscenza di un’iniziativa simile? La rarità della situazione emerge già dai primi minuti.

Due video proiettati durante l’incontro hanno testimoniato, se ce ne fosse stato bisogno, che questa donna non ancora trentenne tutti quei chilometri li ha percorsi davvero. Con vari mezzi, dormendo anche in campo aperto, in terreni desertici o quasi, in territori di montagna. Raccogliendo un seguito continuo di persone, di donne. Tanto da essere quasi costretta a lavorare in un team, kàina, la presenza, l’essenza, per non disperdere il patrimonio accumulato in tale percorso.

Non sono apparse altrettanto sorprendenti le risultanze: la totalità delle donne intervistate, intervista che in questo caso vuole dire pure una chiacchierata camminando, esprime il bisogno di appropriarsi degli spazi pubblici, al momento liberi per i maschi, per le femmine ancora sottoposti ai filtri dei famigliari maschi. I quali insegnano loro, così come tutta quanta l’impostazione della società, ad essere deboli, perché esse deboli lo sono davvero, secondo la mentalità corrente. Gli obiettivi sono ancora quelli della tradizione: un buon matrimonio, una famiglia in armonia, studi solamente per quel poco che è giudicato strettamente necessario.

All’esposizione della ricercatrice seguono le domande della giornalista Tiziana Prezzo, di Sky tg24. Domande che cercano di investigare su possibili tempistiche in possibili soluzioni, quali la scolarizzazione da incrementare, la consapevolezza da incrementare. Consapevolezza di potere avere delle scelte, riguardo alla durata degli studi, riguardo alla necessità di lavorare per avere due stipendi in casa. Di potersi vestire senza dovere per forza essere ligi ad un’etichetta, che fa riferimento a interpretazioni religiose. Si fa poco riferimento all’islam durane questo incontro, si fa più riferimento alla società patriarcale, che a detta di Loubna Bensalah penalizza entrambi i generi, costringendoli in ruoli purtroppo predefiniti.

Stupisce, e pure questo è segno dei tempi, che una conferenziera proveniente da un’area francofona e una giornalista italiana, in una città dove si parla una lingua neolatina, il tutto si sia tenuto in un inglese di matrice nordamericana. Ma pure questo, per l‘appunto, è segno dei tempi.

Lorenzo Vicentini