il re e il suo regno page 0001

Una fitta selva di rami e foglie nascondeva la vista di un fiume carico del fruscio della sua acqua che scorreva lenta. In questa ansa tutto sembrava un dipinto appena uscito da una favola. Con la città di Mantova alle nostre spalle, guardavamo una barca dal tetto bianco lucido che aspettava solo che i nostri piedi poggiassero i loro passi all’interno del suo ventre.

Una città piena del suo affascinante stile rinascimentale, contrapponeva le sue guglie rosate a tutta la natura che la circondava e mi sembrava essere già questo contrasto l’antitesi di ogni aspettativa. Ma come spesso i ricordi lasciano un segno tra i pensieri, così anche la gita che con la famiglia mi apprestavo ad iniziare, avrebbe ben presto lasciato un indelebile cenno tra le nostre ispirazioni di vita.

Dal piccolo pontile in legno si estendeva una insolita enorme distesa azzurra, quasi come se sotto la nostra voglia di esplorare il Mincio, non ci fosse un fiume con le sue anse, ma un intero lago. Di fronte a noi, un’isola. Alte figure in lontananza si alternavano a basse sagome scure che sembravano dune irregolari. Ma era in quel margine di verde che affiora nel mezzo del Mincio che giungemmo alla prima sorpresa, non appena iniziò la navigazione.

«Ecco l’isola dei fiori di loto».

Castelnuovo Alessandro

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