Ne parlano le persone a capannelli per strada e nei supermercati, lo rileva uno scienziato illustre come Fritjof Capra, autore del Tao della fisica, che ha ampliato il suo sguardo alla natura in un’ottica sistemica, volta alla sostenibilità. Il Covid è frutto degli eccessivi squilibri apportati alla natura dall’uomo.

Capra è stato invitato a prendere parte all’edizione attuale di Terra madre. Salone del gusto, che quest’anno di svolgerà sia a Torino e in altri luoghi piemontesi sia online, per un periodo extended di sei mesi. L’intervento del fisico è visibile sul sito della manifestazione come numerosi altri di grande interesse, che parlano di cibo come di ambiente e sostenibilità. Per Capra il Coronavirus come una risposta biologica del nostro pianeta vivente, Gaia, allo stato di emergenza ecologica e sociale del quale il genere umano è oggi vittima e causa, al sovraccarico ambientale e domegrafico, con una popolazione attuale che sfiora gli otto miliardi di persone. Il contagio è nato da uno scompenso di tipo ecologico ma le sue ricadute sono drammatiche a livello sociale. La sistematica compromissione degli ecosistemi, mossa dall’avidità delle multinazionale, è stata provocata dalla loro frammentazione.

Uno dei risultati più devastanti della frammentazione ambientale è stato lo spillover, il salto dei virus dalle specie animali con cui vivevano in simbiosi all’uomo. Gli studiosi e gli ambientalisti ci hanno messo in guardia sulle devastanti conseguenze dei nostri sistemi non-sostenibili in tutti gli ambiti già da decenni, come quelli che hanno portato a situazioni di sovraffollamento. Il sovradimensionamento di qualsiasi variabile sistemica apporta catastrofi. Finora, però, i nostri leader, incapaci di affrancarsi dall’ebrezza del profitto finanziario e del potere politico, si sono ostinati a fare finta di nulla: hanno preferito occuparsi di fluttuazioni economiche e politiche a breve termine, ignorando le ricadute a lungo termine. Adesso, però, le élite politiche e finanziarie non possono più fare finta di nulla, perché la pandemia di Covid-19 ha fatto di quelle nefaste prospettive future una realtà vissuta.

Nei periodi di pandemia, infatti, il problema della giustizia sociale non è più una questione politica di sinistra contro destra, ma una questione di vita o di morte. Per contenere la diffusione delle pandemie, oggi come in futuro, è fondamentale migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati. Sono gli approcci di ordine etico, orientati al bene comune, a diventare una questione di vita o di morte in un’epoca di pandemia. Perché a una pandemia come il Covid-19 si può scampare solo grazie a un agire collettivo di orientamento cooperativo. Il Covid-19 infatti non conosce confini tra ricchi e poveri e salta dagli uni agli altri, ponendo una “livella”, come direbbe Totò, ancor prima della morte, anche se i più fortunati e ricchi possono godere di cure di un livello inaccessibile ai comuni mortali. Tuttavia la recessione sociale ed economica rischia di colpire tutti. La cooperazione, che per Capra è uno dei principi fondanti della natura, lo è anche della società.

Il processo di rigenerazione ambientale è derivato, nei giorni del lockdown, da una brusca riduzione del volume delle attività umane. Capra porta l’esempio della pulizia dei canali Veneziani, non più infestati da navi da crociera e orde di turisti. Si potrebbero ottenere esiti altrettanto positivi modificando in modo radicale il nostro modo di vivere in questo Pianeta. Tra le proposte di Capra quella di ridurre il turismo e l’agricoltura di massa, rivitalizzando le comunità locali e l’agricoltura biologica. Di ripiantare miliardi di alberi in modo da rigenerare gli ecosistemi e far tornare i virus nel loro ambiente originario.

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