Jacopo Benassi,
BLONDIE (Debbie Harry),
2009-10

Vuoto è la mostra del poliedrico artista e fotografo Jacopo Benassi, che si è appena aperta al Pecci di Prato, preceduta da The Belt, progetto espositivo en plein air di grandi manifesti raffiguranti il lavoro nelle fabbriche tessili pratesi.

Vuoto sarà visitabile fino al primo novembre e presenta una pluralità di temi ed è per molti versi difficilmente definibile se non attraverso il percorso biografico del suo autore. Che, allo scadere ed esporre i 25 anni di lavori, ha voluto rimuovere ed esporre anche il mobilio e gli attrezzi del suo studio, volendo fare, appunto il vuoto dopo questo lungo periodo, qualcosa da cui ripartire, e allo stesso tempo “svuotarsi” di quanto prodotto fino a ora offrendolo in visione.
La mostra parte dai lavori realizzati dal fotografo a Btomic dopo essere ritornato a Spezia da Milano dove, dice si stava trasformando in un fotografo. Il locale è stato attivo dal 2011 al 2015, per poi chiudere per mancanza di fondi. Ma in questi cinque anni si sono tenuti concerti memorabili, come le foto di Benassi agli artisti e al pubblico, caratterizzate da un uso aggressivo del flash e una scarsa profondità di campo.

Gli altri lavori riprendono temi cari al fotografo, quale uno studio dei corpi teso a coglierli nella loro crudezza, umanità e fragilità, in dettagli quotidiani che, insieme a scene di vita bohémiennes e anarchiche, danno il senso di una sciatteria che però è essenza stessa della vita sdoganata dalle forme, fondamento di affettività ed erotismo, spesso di impronta omosessuale.

Benassi include tra i soggetti se stesso, esibendo talora con nonchalance e una certa protervia il suo ventre importante, la frattura alla gamba in un abbinamento con una statua anch’essa scomposta, a significare la fragilità di ogni corpo alla prova del tempo. I suoi soggetti sono sfacciati nella loro verità, e i corpi umani si intersecano a statue e gessi scalfiti dal tempo, grande passione di Benassi, coltivata insieme al suo compagno. Altro dettaglio ossessivamente presente, le ciabatte, fotografate da sole o ai piedi dei soggetti delle foto, o anche in scene apparentemente di tenore “alto” come uno studio musicale. La vita è sciatta, paiono dirci le ciabatte con la loro onnipresenza, ma è nella sciatteria che la vita è più libera.

Ma la mostra non finisce qui, e include i lavori dedicati da Benassi all’industria editoriale, a quella tessile in collaborazione con l’archivio Manteco, i ritratti a noti personaggi dello spettacolo, stilisti e modelle. Una fame di mondo che non finisce mai, e che se si vuole si può sbirciare in anteprima sul sito dell’artista, dove le foto si succedono in un frenetico caleidoscopio che si può fermare puntandovi sopra il mouse, per pescare un’immagine casuale. Nella programmazione del Pecci Vuoto costituisce la terza puntata di un fil rouge dedicato ai corpi e che ha visto succedersi Soggetto nomade e Ren Hang. Nudi. Ci si augura che l’arte possa avere la funzione trasformativa che si propone, aiutando lo spettatore a non guardare a se stesso in virtù di uno sguardo esterno e normalizzante, ma a vivere il corpo nella sua pienezza e verità.

Jacopo Benassi. Vuoto
A cura di: Elena Magini
8 settembre – 1 novembre 2020
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato
Viale della Repubblica 277 – 59100 Prato
mercoledì 9 settembre dalle 12 alle 20
dal giovedì alla domenica, dalle 12 alle 20