C’è grossa crisi nel comparto della ristorazione, fulcro del tempo libero. I motivi principali sono due: le chiusura della ristorazione e a causa del Covid 19 di un settore che in Italia incide per circa un terzo sul valore dei consumi alimentari – ma in paesi come gli Stati Uniti arriva a pesare fino al 45% – e il crollo degli arrivi di turisti dall’estero. Nel 2019, ricordiamo, la spesa presso i ristoranti italiani dei turisti stranieri era stata di 10 miliardi di euro.

A questo quadro sconsolante si aggiungono le vendite alimentari. Nel primo trimestre di quest’anno, il fatturato è risultato più basso del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; nel secondo trimestre (complice il lockdown) il calo è stato del 64%.

Tra chi è stato maggiormente colpito dalla crisi figura il vino, una delle nostre eccellenze del Made in Italy, che nei primi sette mesi del 2020 ha visto calare l’export a valori di oltre il 3%. E all’interno del settore, i vini a denominazione sono quelli ad aver sofferto di più (si pensi ai rossi della Toscana che hanno perso quasi il 7% di valore all’export o a quelli veneti, -6%). Al contrario, ci sono stati altri prodotti che proprio grazie al lockdown hanno registrato aumenti nell’export a doppia cifra. È il caso della pasta, cresciuta del 23% o della passata di pomodoro (+10%).

Il valore aggiunto prodotto da agricoltura e industria alimentare si avvicina ai 59 miliardi di euro: posizionando l’Italia al terzo posto in Europa dopo Francia (78 miliardi) e Germania (61 miliardi). Tuttavia questo “patrimonio” non è risultato immune dai colpi inferti dalla pandemia da Covid-19. «Questo annus horribilis – ha sottolineato Francesco Sottile, di Slow Food Italia – ci sta restituendo una visione della produzione agricola estremamente fragile soprattutto nelle filiere locali del cibo. Da qui bisogna partire per capire come rafforzare un sistema di produzione che non può rimanere ai margini dell’interesse politico. Per quanto resiliente – ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma – anche il sistema agroalimentare italiano sta soffrendo a causa di uno scenario di mercato dominato dall’incertezza a livello globale, dove la pandemia genera di continuo nuove sfide a cui sono chiamate le nostre imprese. É in questo scenario così complicato che si inserisce la collaborazione tra Nomisma e Unicredit: attraverso un’analisi innovativa e una condivisione strategica degli obiettivi tra gli stakeholder delle filiere agroalimentari, potrà essere raggiunta una migliore combinazione tra risorse private e pubbliche in grado di permettere una completa riuscita dei progetti di sviluppo necessari a garantire una “competitività sostenibile” al sistema agroalimentare italiano». La maggior attenzione da parte dei consumatori all’italianità delle produzioni porterà a una crescita degli obiettivi di sostenibilità ricercati dai consumatori ma anche imposti dalle politiche comunitarie (Green Deal) favoriranno gli investimenti green nelle imprese.

Le sfide che il Covid-19 ci pone sono tante. Dalla forte riduzione del Pil prevista per l’anno in corso che porterà a minori redditi per le famiglie, alle evoluzioni nelle modalità distributive e nell’approccio al consumo, dove lo sviluppo dell’e-commerce e la diffusione della digitalizzazione ne rappresentano forse l’emblema. Come rilevato da Nielsen, se nei 12 mesi terminanti a febbraio 2020 le vendite on-line di prodotti grocery erano aumentate del 63% rispetto all’anno precedente, nel periodo del lockdown (febbraio-maggio 2020) e nei 4 mesi successivi (maggio-agosto), la variazione è stata rispettivamente del +185% e +172%, a dimostrazione di come lo sviluppo dell’e-commerce si sia ormai consolidato a prescindere dal Coronavirus.