Il 4 gennaio 1919 inizia la rivolta spartachista, così chiamata in onore della rivolta dell’antico ex-gladiatore Spartaco, una rivoluzione socialista a quale tentò senza successo di formare in Germania un modello di stato basato sul assemblee/consigli dei lavoratori, ispirandosi ai Soviet dell’esperienza russa.

La Germania nel 1919 era nel mezzo di una rivoluzione politica postbellica iniziata il novembre 1918 e due delle direzioni in cui essa volgeva erano la socialdemocrazia e la repubblica dei consigli simile a quella che era stata istituita dai bolscevichi in Russia. La rivolta vide contrapporsi principalmente il moderato Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) guidato da Friedrich Ebert e la sinistra radicale rappresentata dal Revolutionäre Obleute (il sindacato rivoluzionario), dal partito socialdemocratico indipendente (USPD) ed i comunisti radicali del Partito Comunista di Germania (KPD), guidato da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, che avevano precedentemente fondato e guidato la Lega Spartachista (Spartakusbund).

La rivoluzione scoppiò appunto il 4 gennaio 1919, quando il governo sostituì il capo della polizia di Berlino, Emil Eichhorn, che era un membro dell’USPD e che si era rifiutato di agire contro i lavoratori manifestanti durante la Crisi di Natale, con Eugen Ernst. L’USPD, i sindacalisti rivoluzionari e il KPD accolsero la richiesta di Eichhorn di organizzare una manifestazione il giorno seguente. Con sorpresa degli organizzatori, la manifestazione si trasformò in un’enorme manifestazione di massa che attirò anche il sostegno di molti membri del partito socialista. Domenica 5 gennaio, come nel 9 novembre 1918, centinaia di migliaia di persone si riversarono nel centro di Berlino, molte delle quali armate. Nel pomeriggio vennero occupate le stazioni ferroviarie e il quartiere dei giornali con gli uffici della stampa della classe media e il Vorwärts del SPD, che aveva stampato articoli ostili agli spartachisti dall’inizio di settembre. Alcuni dei giornali della classe media nei giorni precedenti avevano richiesto non solo l’arruolamento di più miliziani delle Freikorps, ma anche l’esecuzione degli spartachisti.

Truppe tedesche con un mortaio pesante durante la rivolta di gennaio

I leader del movimento si radunarono presso il quartier generale della polizia ed elessero un “Comitato rivoluzionario ad interim” (Provisorischer Revolutionsausschuss) composto da 53 membri, che non riuscì a sfruttare il suo potere e non fu in grado di concordare nessuna direzione chiara. Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck sostennero il rovesciamento del governo. Rosa Luxemburg e Karl Radek, così come la maggioranza dei leader del KPD, si opposero ad una rivolta contro la repubblica ed espressero esplicitamente la loro opposizione.

I leader dell’USPD e del KPD indissero uno sciopero generale per il 7 gennaio che radunò circa 500.000 partecipanti a Berlino. Durante lo sciopero, alcuni dei partecipanti organizzarono un piano per estromettere il governo socialdemocratico più moderato e lanciare una rivoluzione comunista. Gli insorti conquistarono edifici chiave, il che portò ad un confronto con il governo. Nei due giorni seguenti, tuttavia, la leadership dello sciopero (nota come “Comitato Rivoluzionario”) non riuscì a risolvere la classica dicotomia tra rivoluzionari militarizzati impegnati per una società autenticamente nuova e riformisti che sostenevano le trattative con il governo. Nel frattempo, gli scioperanti nel quartiere occupato ottennero le armi.

Nello stesso momento, alcuni leader del KPD cercarono di persuadere i reggimenti militari a Berlino, in particolare la divisione della Marina popolare, la Volksmarinedivision, ad unirsi alla loro fazione, ma per lo più fallirono in questo sforzo. L’unità della marina non era disposta a sostenere la rivolta armata e si dichiarò neutrale e gli altri reggimenti di stanza a Berlino rimasero per lo più fedeli al governo.

L’8 gennaio, il KPD si dimise dal Comitato Rivoluzionario dopo che i rappresentanti dell’USPD invitarono Ebert ai colloqui. Durante questi colloqui, i lavoratori scoprirono un volantino pubblicato dal Vorwärts dal titolo Die Stunde der Abrechnung naht! (“L’ora della resa dei conti sta arrivando!”) riguardo ai Freikorps (organizzazioni paramilitari anticomuniste) assunti per reprimere i lavoratori. Ebert, già il 6 gennaio aveva dato ordine in tal senso al suo ministro della difesa, Gustav Noske. Quando i colloqui s’interruppero, la Lega spartachista invitò allora i suoi membri a difendersi con le armi.

Lo stesso giorno, Ebert ordinò a 3000 soldati dei Freikorps di attaccare gli spartachisti. Questi ex soldati avevano ancora armi ed equipaggiamento militare della prima guerra mondiale, il che diede loro un formidabile vantaggio. Riconquistarono rapidamente le strade e gli edifici occupati e molti ribelli si arresero. Tra 156 e 196 ribelli e 17 miliziani delle Freikorps morirono durante i combattimenti.

Rosa Luxemburg, filosofa e rivoluzionaria tedesca, assassinata dalla milizia dei Freikorps al termine della rivolta

Alle 21:00 del 15 gennaio, Luxemburg e Liebknecht vennero scoperti in un appartamento a Berlino-Wilmersdorf da una milizia cittadina, arrestati e portati in auto nel quartier generale della più grande unità Freikorps, la Garde-Kavallerie-Schützen-Division pesantemente armata, presso l’Eden-Hotel.[8] Il primo ufficiale della divisione, il maggiore Waldemar Pabst, li fece interrogare. Chiamò quindi il Marine-Squadron-Pflugk del capitano della torpediniera Horst von Pflugk-Harttung, al quale ordinò di trasferire Liebknecht dall’hotel alla prigione di Moabit. Liebknecht fu picchiato, portato al Parco di Tiergarten e giustiziato a distanza ravvicinata con tre colpi. Il corpo venne consegnato come uomo non identificato ad un obitorio.

Trenta minuti dopo, la Luxemburg venne portata attraverso l’atrio dell’hotel, dove una guardia la colpì due volte in testa con il calcio del fucile. Altri soldati ed ufficiali si unirono al pestaggio. A quel punto la Luxemburg era, probabilmente, già morta. Venne caricata su un camion e le fu sparato un colpo alla nuca. Il suo corpo venne gettato nel Landwehrkanal, dove, nonostante le ricerche dei sommozzatori dei vigili del fuoco, non venne trovato fino al 1º giugno

Immagine d’apertura: foto di gruppo della milizia spartachista durante i combattimenti di Berlino nel gennaio 1919

Bibliografia e fonti varie

  • (EN) Mark Jones, Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918–1919, Cambridge, Cambridge University Press, 2016, ISBN 978-1-107-11512-5.
  • G. A. Ritter e S. Miller, La rivoluzione tedesca 1918-1919, in I nuovi testi, traduzione di Emanuele Bernasconi, Varese, Giangiacomo Feltrinelli, 1969 [1968].
  • (EN) Eric Waldman, The Spartacist Uprising of 1919: and the Crisis of the German Socialist Movement, Barakaldo Books, 2020.
  • Jones, Mark (2016). Founding Weimar: Violence and the German Revolution of 1918–1919. Cambridge: Cambridge University Press. ISBN 978-1-107-11512-5.