Denunciato dalla Polizia di Stato di Prato, su delega della Procura, un quindicenne di Sasso Marconi (Bologna), accusato di aver inneggiato al duce e riprodotto svastiche durante una conferenza su Zoom nell’ambito della Giornaa della memoria. I poliziotti, al culmine dell’indagine condotta da Digos e Postale, hanno perquisito la casa del minore. Dovrà rispondere del reato previsto dalla Legge Mancino.

I fatti risalgono a metà gennaio. Durante la conferenza su Zoom promossa dal Soroptimist di Prato, presenti il prefetto e diverse autorità, si era verifiata l’intromissione da parte di un utente ignoto, ovvero il giovanissimo bolognese, che nella parte relativa alla messaggistica postava l’esclamazione “Viva il duce”, accompagnandola con alcune svastiche.
Le indagini attivate dalla Digos della Questura di Prato e dalla locale Sezione di Polizia Postale, consentivano di individuare l’intestatario dell’utenza telefonica utilizzata per creare la casella di posta elettronica che aveva compiuto l’indebita intrusione.
A seguito di decreto di perquisizione della locale autorità giudiziaria, nella giornata odierna gli investigatori di Digos e della locale Sezione di Polizia Postale si sono recati a Sasso Marconi, presso l’abitazione dell’intestataria dell’utenza,una donna di 51 anni, accertando, come peraltro lasciato ipotizzare dagli sviluppi delle indagini, che l’utilizzatore nonché autore dell’intrusione fosse il figlio convivente, di quindici anni, che effettivamente aveva in uso continuativo l’apparecchio cellulare e che, dopo qualche resistenza di circostanza, ha ammesso la paternità di quanto contestatogli.

Nel corso delle operazioni sono stati squestrati il telefono cellulare ed il pc portatile in uso al minore. Dai primi accertamenti sull’apparecchio telefonico, è stato rinvenuto materiale videofotografico riconducibile all’estremismo di destra.

I genitori, incensurati, risulterebbero del tutto estranei al comportamento del figlio, di cui hanno appreso solo all’atto della perquisizione. Sono in corso approfondimenti per individuare ulteriori aspetti d’interesse investigativo scaturiti dall’attività di polizia, anche alla luce dell’attenzione che la Polizia di Stato dedica ai reati a sfondo razziale commessi utilizzando piattaforme telematiche e social network in uso ai più giovani.

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