Isgrò fa di Prato una capitale europea dell’arte contemporanea

Raccontami una storia premio letterario

L’assenza, segno dandistico per eccellenza che, con la massima discrezione possibile, fa sentire per paradosso tutta l’arrabbiata presenza di chi aborre l’invadenza chiassosa della folla, il roboante comizio della quotidianità, la congestione d’immagini, suoni e parole che intasano la poesia del silenzio. Un concetto che l’artista Emilio Isgrò ha ripreso con energia attraverso quelle cancellature che sono divenute nel tempo la sua cifra stilistica.
A sei anni dalla grande mostra Dichiaro di essere Emilio Isgrò, allestita al Centro Pecci, l’artista di Barcellona Pozzo di Gotto torna nella città laniera nell’ambito di PratoContemporanea, con il progetto Maledetti toscani, benedetti italiani, che interesserà i centri nevralgici della cultura cittadina. Articolato in tre fasi, una proiezione video, una mostra di quadri, e una performance teatrale, l’evento trasformerà Prato in una capitale dell’arte contemporanea, in occasione della Notte europea dei Musei di sabato 17 maggio. Un progetto, questo, fortemente voluto dal Comune, dal Centro Pecci e dal Teatro Metastasio, che hanno lavorato in sinergia per costruire quella nuova identità pratese nell’ambito del contemporaneo, ripensando quelle che sono le radici culturali del passato. In quest’occasione, Isgrò omaggia Curzio Malaparte, controverso ma geniale scrittore, e idealmente il vento di tramontano che spira dalla Val di Bisenzio, incontra quel vento nero del Sud, caldo e drammatico insieme, che tanta parte ha avuto nell’ispirare Isgrò. Un artista che, spiega egli stesso, apprezza le peculiarità territoriali, dalla Giebllina del dopo terremoto, alla Prato di Malaparte, perché il territorio, pur nell’ambito della globalizzazione, resta il laboratorio privilegiato dove nascono le idee, le proposte per il futuro, ed è essenziale mantenere le specificità locali. Prato deve mantenere le sue, per poter diventare una capitale europea dell’arte contemporanea.
Si comincia al Centro Pecci alle ore 12, con la proiezione del video Le api di Lipari, che ha per soggetto uno sciame di api intente a divorare le pagine di Malaparte. Lipari è l’isola dove lo scrittore trascorse i due anni di confino comminatigli dal regime fascista, e dove Isgrò lo immagina come un novello Ulisse.
Palazzo Pretorio, ospita invece Ritratti incancellabili, una nuova serie di ritratti di undici personaggi della cultura toscana, ognuno “ritoccato” dal segno di Isgrò. Una cancellatura che giunge a negare quei personaggi universalmente noti in Italia e nel mondo, si negano allo sguardo di chi osserva, in velata polemica con uan società delle immagini che, con la superficiale riproduzione seriale di qualunque tipo d’immagine, ne sminuisce il significato. La riflessione di Isgrò sta tutta nel voler affermare l’identità individuale di ognuno, identità che, come tanti territori, compongono la variegata specie umana. Anche qui, la differenziazione è essenziale, per poter continuare a produrre idee, suggestioni, sogni, progetti. A volte, uscire un istante di scena può essere un modo clamoroso per rimanervi più a lungo. La mostra è visibile fino al 20 luglio, e dopo la chiusura i ritratti di Malaparte e Datini resteranno nella collezione civica della città.
La giornata culmina con La pelle scorticata, in scena alle ore 21 al Teatro Metastasio, a ingresso libero, per la regia di Massimo Luconi. Una performance realizzata con la collaborazione del Centro Pecci, che esplora la drammatica importanza dei due anni a Lipari, sulla successiva produzione letteraria di Malaparte, ne ripercorre quella rabbia morale che lo portarono a scrivere Sangue e Fughe in prigione, una rabbia ancora attuale, in un’Italia traballante sotto i colpi del malcostume politico e del cosiddetto analfabetismo di ritorno. L’unione linguistica fra la Toscana e la Sicilia, Isgrò la realizza facendo dire a Malaparte alcune frasi in siciliano, un modo per farlo appartenere anche a quella Lipari sulla quale trascorse due anni a contatto con una natura aspra e selvaggia, isolato dalla comunità intellettuale dove la sua voce non convenzionale era invece abituata a farsi sentire. Uno spettacolo breve nella durata, circa 45 minuti, ma intenso nei concetti, con incursioni visionarie, e molto legato alle problematiche dell’Italia contemporanea.
A proposito della collaborazione fra il teatro e il Pecci, il Presidente del Metastasio Umberto Cecchi auspica che sia questa la strada da seguire in futuro, ovvero quella della connessione fra i centri culturali cittadini, in modo che possano idealmente uscire dalle loro sedi istituzionali, per incontrarsi nel tessuto urbano, offrendo momenti culturali di grande livello artistico, e contribuendo a mantenere vivi la curiosità, il confronto e il dialogo, che stanno alla base del dinamismo di una città.

Niccolò Lucarelli