L’Italia naufraga: giù lavoro, Pil e industria. Crescono solo benzina e tasse

Premio letterario Raccontami una storia

Il Pil scende ed è recessione. Un’altra volta. Lo ha ammesso nelle ultime ore il premier Giuseppe Conte. I carburanti continuano a segnare prezzi da record, per dirne una, mentre il petrolio non è certo ai suoi massimi storici. L’occupazione stenta, proprio nelle settimane nelle quali viene varato un reddito di cittadinanza che dovrebbe essere pagato con un aumento (è la promessa) del Pil. Che invece scende, col rischio – per altro – di un un forte aumento dell’Iva che peserebbe sulle tasche dei consumatori tanto più questi sono poveri. E poi, c’è la produzione industriale che, dati di pochi giorni fa, registra un picco negativo. Cresce – e sono sempre numeri recenti e ufficiali a dirlo – la pressione fiscale

Non tutto, va detto, va imputato al Governo in carica. In 8 mesi, poteva però mandare qualche buon segnale ai mercati o agli italiani, anche senza inventare qualcosa di straordinario o, peggio, mettersi a litigare con Macron sulla pelle di un centinaio di disgraziati in tutto. È il Governo in carica, insomma, che deve imprimere una svolta. Non fosse altro che si è autodefinito governo del cambiamento.

Considerazioni a parte, torniamo ai numeri.
È il lavoro che preoccupa di più. Non poco. I danni economici che derivano dalla sua mancanza li conosciamo tutti e tutti sappiamo che si traducono in guai per persone e famiglie in carne e ossa e per la tenuta sociale dell’Italia. E sul versante del lavoro va veramente male.

Anche le cooperative, che sono l’ultimo posto in cui si cerca lavoro prima di rimaner senza niente, stanno perdendo.

L’incerta situazione economica frena infatti le coop che nel 2018 perdono quasi 3.000 posti di lavoro con un calo dello 0,2% pur continuando a occupare oltre un milione e 278mila persone a livello nazionale di cui il 95% assunte in modo stabile. Lo dice l’Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati Camera di commercio di Milano Lodi e Monza in relazione agli ultimi dati Istat. Dati che nell’ultimo trimestre del 2018 registrano una contrazione del Pil dello 0,2% con l’Italia che entra così ufficialmente in recessione tecnica.

Lo stallo dell’economia nella seconda metà dell’anno – sottolinea Uecoop – si è fatto sentire anche sul numero delle cooperative, diminuite dell’1,1% fino a 80.187 realtà contro le oltre 81mila del periodo precedente. Una situazione che ha pesato sulla tradizionale capacità delle cooperativa di creare posti di lavoro in quasi ogni settore produttivo.

Quelli che abbiamo presentato sono numeri (veri) e dati di fatto (oggettivi). E sono soltanto alcuni di quelli che potremmo citare.

Col governo del cambiamento, per ora cambia poco. Anzi, da diverse parti si va addirittura indietro. Giuseppe Conte resta fiducioso e speriamo che abbia ragione. Il suo ottimismo, i sogni e il sorriso di Di Maio o, se preferite, il ghigno di Salvini, la cui caccia alle streghe parla alle pance ma le riempie poco, per ora non ci rassicurano.

Signori, meno propaganda e datevi una mossa.

Fabio Barni