Brava, bravissima. E coraggiosa. Fatima Messana sa provocare. Provocazioni che a dire il vero appaiono il tentativo di restituire una loro esatta dimensione alle cose, con la pretesa di tornare a dire e descrivere, sia pure con sguardo e mano personali, una verità. Questo sì che provoca: la repulsione di chi è attaccato a modi di pensare ricorrenti o, peggio che mai, a “valori” che hanno ormai la stessa vitalità d’un bisnonno morto, sepolto e spedito nell’ossario da mezzo secolo.
Parliamo di opere d’arte, allora. Che è meglio.

Fatima Messana
Fatima Messana

Opere dotate di linguaggio, quello di Fatima Messana, e che assumono tre dimensioni e una buona dose di fascino. Da oggi, possiamo vederle, al Cassero di Montevarchi, per la prima di tre mostre personali. Un esordio di programmazione che già suscita discussione, non fosse altro che per quella bambina messa in croce, che dalla croce pare voler cascare.
La parola choc – o shock, se il direttore di una testata preferisce l’inglese – si sono sprecate e si sprecheranno, per l’ennesima volta, nei titoli dei giornali e dei blog. Chissà. Qualcuno pensa che attirino ancora l’attenzione. Eppure, shock (qui prediligiamo l’inglese, lo confessiamo) in senso medico non dovrebbero colpire i visitatori. Almeno, non a causa delle sculture, piccola crocifissa compresa, benché qualche sito web tra i più letti si sia affrettato – l’attenzione e la curiosità così aumentano – ad avvertire che le immagini della mostra possono urtare la sensibilità di alcuni. Ci mancherebbe altro. È uno dei successi dell’arte far breccia nella sensibilità, emozioni e pensieri, del visitatore.
Traduciamolo, allora, questo shock. Si dice scossa, da noi. La scossa, scambiata per provocazione o di provocazione volutamente vestita, risiede nel tentativo, che ci par riuscito, di dialogare con franchezza, tanto con i visitatori quanto con il mondo dell’arte e, più in generale, dell’immagine e della comunicazione
Scultrice, pittrice, disegnatrice e fotografa, Fatima Messana propone sculture, da qui a marzo inoltrato.

C’è la “Capra” – che si richiama esplicitamente all’esclamazione consueta di Vittorio Sgarbi – che, quando fu realizzata, aveva destinatari precisi. I protagonisti-padroni di un’arte italiana (di una cultura), ingessata – e l’abito classico sopra un corpo umano lo conferma – e ostinata, quasi ripetitiva, aperta grosso modo sempre ai soliti o nei soliti modi.

Ostinata, appunto, come una capra. Così, almeno, la vede Fatima Messana, perfezionatasi scultrice all’Accademia di Belle Arti di Firenze ma artista che percorre le vie di molteplici mezzi d’espressione.

A far discutere, come siamo soliti dire, sarà soprattutto “Innocence”. È una bambina crocifissa, in vetroresina (s’intende) con capelli veri appiccicati in testa. Di per sé, se ci stacchiamo da ogni preconcetto e pure da ogni visione del mondo dei grandi e dei piccoli, l’opera è drammatica e bella. Forte l’impatto e semplice il significato che tocca però situazioni concrete, in massima parte sconosciute e ancora più forti: la condizione femminile e dei bambini nel mondo; la denuncia della violenza sulle donne, sulle minorenni. Violenza spesso taciuta, a volte anche subdola, psicologica, fatta di privazioni. In altri casi, violenza e basta. Di quella che non hatrop po bisogno d’aggettivi.

Parliamo di donne. Prendiamo allora il papa, un papa qualsiasi, con i suoi caratteristici abiti. Un papa che, nella scultura di Fatima Messana, è però donna. Il titolo, per chi sa un po’ di latino, è presto dato: “Testiculos qui non habet Papa esse non posset”. Senza palle, non si fa il papa. Messaggio chiaro.

Bastano queste tre opere a vedere un mondo al maschile – di finti maschi, però – ripiegato su se stesso e sulle convinzioni, alle quali beninteso non crede più nessuno, che tali rimangono per trovare la forza d’andare avanti. Arroccati e arroganti. Impauriti e cattivi. Dipende solo dalle circostanze che, in Italia in particolar modo, permettono un bipolarismo di massa fra la violenta chiusura al mondo e a chi lo abita, qui o altrove, e il terrore di chi guarda indietro – anzi, si guarda indietro, tasta voltata e mano sul culo – con nostalgia, incapace anche della rabbia scomposta messa in forma di dramma da John Osborne nell’ormai perduto, e meno male, 1956.
Dicevamo, brava, bravissima e coraggiosa. Brava nel realizzare, nella scelta dei materiali, compresi quelli (vedi i capelli della piccola in croce) dei particolari, nel rendere comprensibile, leggibile l’opera. Bravissima nei significati che una lettura neppure troppo sofisticata riesce a cogliere al volo. Coraggiosa. Perché di equivoci se ne tirerà dietro parecchi, conditi di polemiche e di discussioni. Qualcuna anche utile.

Fatima Messana X PNA sezione scultura è il titolo della prima di tre personali di giovani scultori del progetto “Sculpture relay…al Cassero!”, nell’ambito di
Toscanaincontemporanea 2013, realizzato dal Comune di Montevarchi e finanziato insieme alla Regione Toscana.
Apertura al pubblico da oggi, chiusura il 9 marzo.
Orari: giovedì e venerdì 10-13; 15 -18, sabato e domenica 10-13; 15–19, primo giovedì del mese 21.30 – 23.30. Costo del biglietto 3 euro intero, 1 ridotto.

Fabio Barni