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La decisione (Anna Tirotto)

Raccontami una storia premio letterario

Quel pezzo di carta lo stava facendo impazzire! Continuava a tormentarlo con dita sempre più nervose. Lo aveva passato in tutte le tasche disponibili, poi, temendo di renderlo impresentabile e non più idoneo, si era chiuso nella toilette di un bar e, dopo averlo guardato e riguardato, controllato ancora una volta sul sito online, aveva deciso di riporlo nel portafogli. Ma, e se lo avessero scippato? No, meglio metterlo nel taschino interno della giacca, più sicuro, ripromettendosi di non estrarlo fino a casa. E già, e poi arrivato a casa, come affrontare l’argomento? Era così sconvolto lui, che si considerava un tipo razionale e distaccato, che non riusciva a immaginare la reazione da parte della sua famiglia, i cui componenti lo erano assai meno…, sarebbero tutti impazziti come stava accadendo a lui? Neppure pensabile mantenere il segreto, essendo una di quelle cose che cambiano la vita, a te e a quelli intorno a te. Si rese conto che stava camminando ormai da ore ed era giunto vicino a casa. L’automobile era rimasta parcheggiata, a pagamento, a oltre cinque chilometri di distanza. Solo ieri una sbadataggine del genere lo avrebbe fatto infuriare, ma ora con quel foglietto in tasca, se la rideva, ed era la prima volta che succedeva da quando aveva preso coscienza dell’importanza dell’avvenimento. Prima c’erano state l’incredulità, poi lo sgomento, poi la testa che girava, tanto che aveva dovuto sedersi, fino allo stato confusionale, quasi doloroso, che viveva al momento. Stava per venirgli un infarto? Possibile, pensava, amen, e …beati gli eredi. E se loro non avessero frugato in quel taschino quasi invisibile e mandato la giacca in tintoria?  Beh in quel caso beato Giovanni, il titolare della lavanderia dove si servivano abitualmente, o forse, Marisa, la commessa che, quasi certamente, era colei che svuotava le tasche prima del lavaggio. Meglio, ne aveva certamente più bisogno, anche se non le era molto simpatica…
Meglio sedersi su quella panchina di fronte al mare, che sembrava messa lì proprio per lui, cercando di respirare a fondo con l’intento di respingere l’imminente attacco di cuore, e mettere un po’ d’ordine in quella tempesta di pensieri. Nel passato il rumore del mare aveva sempre avuto un effetto rilassante su di lui ma, questa volta, non sarebbe bastato un intero flacone di psicofarmaci.
Per prima cosa doveva tranquillizzare casa per il ritardo, inusuale ed  esagerato per le sue abitudini. «Pronto? Ciao cara, scusa sono un po’ in ritardo e non ho potuto avvertirti prima. No, niente di grave per fortuna, una riunione di lavoro improvvisa, sarò a casa tra una mezz’ora…anzi più probabile un’ora, ciao a dopo».
Ecco, si era guadagnato ancora un po’ di tempo per pensare. Meglio prendere un autobus e tornare in centro al parcheggio per ritirare l’auto. Arrivare a casa senza avrebbe significato inventare bugie che non avrebbe saputo dire in maniera convincente. Non era solito mentire, specialmente alla sua famiglia. Ma poi aveva preferito il taxi, senz’altro più sicuro, dato che la sua mano andava continuamente a posarsi sul taschino come a proteggerne il prezioso contenuto, e il gesto non sarebbe sfuggito ad eventuali borseggiatori che, come leggeva quasi ogni giorno nella cronaca cittadina, frequentavano autobus e metropolitane mettendo a segno scippi con una destrezza incredibile, eppure puntavano la vittima, scendevano dietro di lei, e alla prima occasione, un colpo in testa e via col bottino. Gli mancava solo di finire al pronto soccorso, insanguinato e spogliato! «Dio mio, ma dove era finito il maturo dirigente d’azienda, il saggio padre di famiglia, che era fino a un’ora prima?» pensò.

Ritirata l’auto, dopo una bella grattata nell’ingranare la marcia e qualche strombazzata ricevuta ai semafori a ricordargli che il verde era scattato, si sentì  il peggiore dei guidatori domenicali, con tanto di cappello. Non riusciva proprio a pensare con lucidità. Di una cosa era certo, con la famiglia avrebbe affrontato l’argomento prendendolo alla larga, usando metafore, esempi e quant’altro, non aveva mai avuto problemi di dialettica e ne avrebbe fatto buon uso per l’occasione. Certamente non poteva esordire con «Abbiamo vinto una grossa cifra, siamo ricchi!», anche se sembrava la cosa più logica. Doveva assolutamente capire in anticipo cosa sarebbe successo di male, alla sua famiglia, perché certamente c’era un lato oscuro, negativo conseguente a quella vincita. Non poteva essere tutto facile e bello, ne era certo!

«Finalmente, hai cinque  minuti per raggiungerci a tavola, mentre io riscaldo la cena».
L’accoglienza di sua moglie, sempre affettuosa e sorridente, servì a rincuorarlo.
«Papà, sei in ritardo, proprio stasera che devo uscire», questa era la figlia ventenne, aspirante attrice, «ma ti perdonerò se mi permetterai, in via del tutto eccezionale, di andare appena terminata la cena!»
«Vedi papà la nostra principessa è già in ghingheri pronta a spiccare il volo verso il suo appuntamento galante… ma anch’io dovrei vedermi con gli amici», questo era il figlio maggiore, ventiquattro anni, prossimo alla laurea, che si divertiva, come sempre, a prendere in giro la sorella, un po’ per gioco e un po’ per gelosia.
«Ma quando si mangia in questa casa?», questo era suo padre, che, rimasto vedovo in età avanzata e con problemi di salute, conviveva amatissimo da tutti.

E questa era tutta la sua famiglia, il suo mondo, dove regnava l’armonia, così rara al giorno d’oggi, e dove tornava ogni giorno con gioia finito il lavoro, certo di trovarvi ristoro e comprensione. Ma ora tutto questo lo avvertiva in pericolo. Aveva una gran paura e, mentre consumava la cena, gli era venuta un’idea, improvvisa, balzana probabilmente, ma in mancanza di meglio l’avrebbe portata avanti, bluffando, dopo tutto era un buon giocatore a poker!.

«Famiglia, avrei bisogno di parlare con voi, è una faccenda importante che ci riguarda tutti», e ai figli, «potreste ritardare la vostra uscita o addirittura annullarla per questa sera?»

Facce stupite lo fissavano con le posate a mezz’aria, ma tutti annuirono, la sua espressione seria li aveva convinti che doveva trattarsi di qualcosa di veramente serio.

«Bene allora terminiamo di cenare, sparecchiamo e prepariamoci ad ascoltare cosa ha da dirci papà di così importante, io non amo le sorprese, tesoro lo sai, quindi per favore dimmi solo se è una cosa
bella o brutta, così mi preparo».
«Bella, bella, tranquilla, o almeno così credo», sottovoce a sé stesso.
«Ah meno male papà, ci stavamo preoccupando», i figli si erano scambiati uno sguardo più rilassato.
In breve la tavola aveva cambiato aspetto, l’ansia di sapere aveva contagiato tutti i presenti.
I due giovani avevano immediatamente avvertito gli amici che avrebbero tardato all’appuntamento, e tutti avevano ripreso posto a tavola, gli occhi puntati sul capofamiglia.
«Ve la farò breve, oggi ho avuto un importante colloquio con l’Amministratore Delegato, per questo ho tardato. Sono stato scelto per una missione importante all’estero, in Sud Africa, per un periodo di almeno cinque anni, forse di più, durante i quali riceverò non solo uno stipendio da nababbo, ma anche una partecipazione agli utili derivanti da quel progetto, che promettono essere milionari! Insomma una valanga di soldi sembrerebbe in procinto di sommergerci! Ho preso tempo per decidere perché volevo sentire il parere di tutti voi. La nostra è una bella famiglia, credo siate d’accordo con me, ci amiamo e stimiamo, i problemi, quando si presentano, vengono affrontati e risolti insieme e tutto ciò ha per me, ma credo anche per voi, un valore inestimabile. Economicamente, non siamo ricchi, lo sapete, non ci manca niente, ma potremmo diventarli. Lo vogliamo? Desidero il vostro parere uno ad uno, assolutamente sincero, e senza alcuna remora, il mio ve lo darò alla fine, Mamma per favore comincia tu».
«Sono stordita, versatemi da bere, ne ho bisogno, grazie. Prima di tutto rispondi a questo: quanto tempo hai per rispondere? Io verrei con te? Se andassi tu solo ogni quanto torneresti in Italia?
E la cosa che mi viene immediatamente da dirti è: cosa me ne faccio di tutti quei soldi se non possiamo spenderli insieme?» Ho sempre lavorato per tutti noi, non mi vedo a passare le giornate facendo shopping, dopo qualche mese credo che mi annoierei a morte. Certo potrei leggere finalmente quanto voglio, ascoltare la mia musica preferita, andare a trovare le amiche, ma tutte queste cose che oggi posso concedermi col contagocce, sono meravigliose proprio per il tempo limitato che riesco a rubacchiare qua e là alla mia giornata per metterle in pratica…, non so…»

«Devo dare una risposta in pochi giorni, due tre al massimo, certo che potresti venire con me ma, saresti sola tutto il giorno in un ambiente non proprio facile e confortevole, e immagino che lontano dalla tua casa e dai ragazzi, sarebbe una vita triste per te. Potresti venirmi a trovare, ogni qualvolta vorrai, ma per brevi permanenze. Io stesso tornerei almeno due volte all’anno, e per fortuna non mancano gli strumenti per vederci anche tutti i giorni. In quanto ai soldi sono certo che con l’aiuto dei ragazzi, troveresti il modo di spenderli, e potresti anche cambiare i mobili di cucina secondo il  tuo gusto, o magari…anche casa, avere un giardino, lo so che è un tuo desiderio da sempre!»

«Sì non nego che sarebbe bello, ma meglio ancora se fossimo insieme!»

«Papà, certo che una tale disponibilità di denaro mi darebbe la possibilità, subito dopo la laurea, di frequentare un master all’estero, perfezionare l’inglese, e sai quanto è importante al giorno d’oggi,
poter arricchire un curriculum con più titoli, sarebbe grandioso per il mio futuro».

«Caro papà,» la figlia si alza per abbracciarlo, «Anch’io vedrei immensamente ampliate le mie possibilità di studio, come sapete vorrei frequentare l’Accademia Teatrale a Roma o a  Milano, avere un piccolo appartamento, un’auto per tornare a casa ogni qualvolta possibile, insomma mantenermi lontano da casa senza l’obbligo di trovarmi un lavoro e poter così dedicare tutti gli sforzi unicamente agli studi, sarebbe la realizzazione di un sogno!»

«Figlio mio, cinque anni dici, chissà se ti vedrei ancora…ma non preoccuparti per me, ognuno deve poter prendere liberamente le proprie decisioni. E’ giusto. L’ho fatto anch’io quando è stato il mio momento. Quindi se tu vai via, tua moglie avrà tanti impegni, e viaggerà spesso, anche i ragazzi se ne andranno per la loro strada, e in questa casa, o magari in un’altra ancora più grande e bella, io sarei troppo solo, anche con una badante», tagliò corto alla proposta che capiva stavano per fargli, «così vi pregherei di scegliere per me una residenza, almeno conoscerei persone della mia età con le quali fare amicizia e voi, quando possibile, mi verreste a trovare. Sì credo proprio sarebbe la cosa migliore per me e per la vostra tranquillità».

Una cappa di tristezza era improvvisamente calata su tutti alle parole del nonno. Nel silenzio improvviso, nessuno parlava, ognuno di loro perso nei propri pensieri.

«Bene papà, prima di tutto mi congratulo con te, a nome di noi tutti, per questo prestigioso incarico, e ti ringraziamo per averci interpellati prima di accettare, ma è ovvio che la decisione finale sarà solo tua e della mamma, probabilmente vorrete parlarne ancora e noi, se non c’è altro, vi lasciamo soli e usciamo. Buona serata a tutti», e rivolto alla sorella, «andiamo Laura?»
«Sì, sono pronta, esco con te».

«E’ una decisione difficile, vero?» ancora una volta sua moglie, interpretava esattamente i suoi sentimenti.

«Già, se accetto la famiglia si separa, forse per sempre, se rinuncio non ho la certezza di poterli aiutare economicamente nella realizzazione dei loro sogni, cosa che potrebbe anche risultare positiva se servisse come stimolo per cavarsela contando solamente sulle loro forze. Smetterebbero di amarmi per questo?»
«I nostri figli ci amano per quello che siamo riusciti a dar loro fino ad oggi, e non mi riferisco ai beni materiali, che pure sono importanti, non avere dubbi al riguardo, nessuno di noi ha mai rincorso la ricchezza».
«Spero tu abbia ragione…ma andiamo a dormire adesso, siamo troppo stanchi per pensare ancora, lo faremo domani, e buona notte anche a te, papà, e…dormi tranquillo, capito?».

In cuor suo sentiva che la decisione era presa: avrebbe rifiutato quella straordinaria «offerta di lavoro» e affidato al vento, e al destino, quel pezzo di carta, perchè lo trasportassero altrove, lontano dalla sua famiglia, per finire sotto la ramazza di un netturbino o tra le mani di qualche fortunato.

Anna Tirotto