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La rugiada mattutina smorza il caldo estivo e la formichina, dopo essersi lavata il viso, è ansiosa di uscire dalla propria foglia.
Apre gli occhi e il suo mondo si tinge di tanti colori, non ultimo il limpido azzurro del cielo, al quale si rivolge e affida la speranza di un nuovo giorno.
Cullata dal fruscio dell’erba, la formichina decide di incamminarsi e scendere fino al suolo. Il passo è veloce, come la curiosità della vita e di un nuovo colore che, ora, trova davanti a sé. Il terreno è strano, dal morbido marrone si passa a un grigio scuro uniforme, a perdita d’occhio, interrotto solo da strani esseri veloci che lo percorrono, in una processione infinita.
Lo sguardo, però, va oltre e riesce a vedere altre piante e altri mondi al di là della lingua grigia. D’altra parte, lei non ha mai visto un terreno così strano, come minimo deve toccarlo e provare la sensazione del nuovo. Si avvicina, lo osserva, sembrano tanti piccoli sassi incastrati in una lastra dura e scura. A destra e sinistra non ne vede la fine, ma la formichina non è spaventata: in lontananza, di fronte a lei, c’è erba, alberi, … pazienza se impiegherà tempo per attraversarla.
Si incammina con fiducia.

Gimi

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