La Lega, gli aiutini di Putin e le notizie false

Premio letterario Raccontami una storia

I legami economici, politici e mediatici tra la Lega e la Russia di Putin non sono un mistero. Lo sono alcuni suoi risvolti, accertati o presunti, che il settimanale L’Espresso sta mettendo in luce in queste settimane. Emerge così, sfogliando gli ultimi numeri del periodico, un vero e proprio negoziato sulla vendita esclusiva di tre milioni di tonnellate di gasolio russo a una ditta italiana con lo scopo, secondo il settimanale, di contribuire alle casse del partito Matteo Salvini, visto come uno strumento utile, al pari di altri movimenti sovranisti, a indebolire l’Europa occidentale.

Il libro nero della Lega

I giornalisti dell’Espresso, nel loro lavoro, hanno letto in anteprima alcuni capitoli di Il libro nero della Lega, edito da Laterza, che uscirà a fine mese e che scandaglia le profondità dell’oceano nero delle decisioni di Matteo Salvini & Co. Dietro le scelte della Russia ci sarebbe appunto l’intenzione di aiutare i partiti populisti e sovranisti in modo da minare le basi dell’Unione Europea proprio in vista delle prossime elezioni di maggio.

La Lega, i russi e le notizie false

Non è la prima volta che emerge il legame tra Putin e Salvini. In agosto, il sito di ricerca Five Thirthy Eight scoprì una vera e propria fabbrica di troll, ovvero decine e decine di finti commentatori di Facebook o di Twitter. Questa fabbrica, l’Internet Research Agency di San Pietroburgo, grazie a fake news (notizie false) e tweet costanti sarebbe stata in grado di manipolare l’opinione pubblica sulla Lega, screditando al contempo gli altri partiti. Ai tempi ci furono ovviamente sospetti, in molti si chiesero se questa notizia sulle fake news non fosse essa stessa una fake news. Alla luce dei fatti attuali parrebbe però di no, che il legame tra la Russia e i partiti populisti sia vivo e vitale e che abbia come scopo quello di favorire l’ascesa e la stabilità di questi ultimi in seno all’Europa con tutti i mezzi possibili, dai negoziati commerciali all’uso dell’informazione.

Ma è solo un esempio

Il fatto che il rapporto tra gli elettori e la politica sia orientato dalle fake news non è certo una considerazione nuova. Si stima che il 57% delle fake news sia a contenuto politico (con oltre ventimila citazioni su Matteo Salvini, primo in classifica), seguite da ben il 38% in materia scientifica: due ambiti di massima importanza e che possono davvero cambiare il destino di uno Stato; potremmo quasi dire che l’uso sapiente e fazioso delle fake news potrebbe essere ben più efficace di un’ordinaria campagna elettorale.

Fake news per colpire gli elettori disinteressati

La fake news va a colpire quella parte dei cittadini che potremmo definire “elettori disinteressati”: sono soggetti che non hanno mai partecipato alla vita politica attiva e non ne conoscono i meccanismi; che manifestano la loro stanchezza e difficoltà a seguire le notizie in tv o sui quotidiani; evitano di collocarsi entro una destra o sinistra storiche e li sentirete spesso dire “io di politica non ci capisco niente”. Più che indifferenti, questi elettori sono insicuri e distanti, chiara espressione di quanto la politica e la democrazia ormai si svolgano su altri mondi rispetto a quello concreto della gente comune entro il quale dovrebbero invece muoversi.
La fake news riabilita questi cittadini: semplice, veloce, chiara e di facile accesso è consolatoria e fa sentire tutti un po’ colti e un po’ capaci, soprattutto perché di solito conferma le paure e ignoranze più grevi; molto più utile di un noioso comizio politico intorno a temi impegnativi e tecnici come lavoro o salute. Tutta colpa delle fake news? Dipende dall’uso che se ne fa, come per tutti gli strumenti. La fake news ha il limite spaventoso di poter essere usata per inguaiarci un po’ tutti ma ha anche il grosso pregio di mostrare le lacune dell’informazione e della scolarizzazione. La domanda sorge spontanea: è più grave che venga detta ad alta voce una stupidaggine oppure che centinaia di persone ci credano perché non hanno lo spirito critico che gli serve per non cascarci?

I timori in vista delle elezioni

Mentre Facebook si attrezza per arginare il problema delle fake news in previsione delle elezioni Europee, facendo la sua parte per non intralciare la democrazia, sarebbe forse il caso che lo Stato e i cittadini inizino a colmare le lacune nell’ambito dell’informazione, finanziando meglio editori e giornalisti, e soprattutto della scuola perché la difesa contro le fake news è un vaccino che va somministrato da piccoli.

Alice Porta