La nuova classe operaia nella post-pandemia

In Italia le dimissioni durante la pandemia sono aumentate, non ci sono dati definitivi per parlare di grande esodo dal mondo del lavoro, ma sono aumentate le ricerche su Google su come comunicare le dimissioni al proprio capo.

Le rigidità del mercato del lavoro, unite al disastro delle politiche attive, potrebbero frenare non solo il passaggio a un nuovo lavoro, ma anche l’aumento dei salari, cosa alla quale siamo ormai abituati non essendoci aumenti salariali dall’epoca della contingenza.

In Italia, in assenza di un’offerta di lavoro qualificata, non è semplice passare da un posto all’altro.

I dati sulle dimissioni sono allarmanti: i 485 mila che hanno rassegnato le dimissioni nel secondo trimestre 2021 lo hanno fatto sapendo che lì fuori ci sono 2,3 milioni di disoccupati e che l’Italia è l’unico Paese in Europa in cui gli stipendi sono diminuiti anziché aumentare.

I leader di Cgil, Cisl e Uil, nella manifestazione indetta per i morti sul lavoro nell’edilizia, hanno già detto di volere proposte concrete dal governo e un disegno complessivo di riforma sulle pensioni, dopo aver ingoiato, consentito e taciuto sulla Fornero, questo risveglio su quota 100/102 fa ridere i polli, sarebbe più aggregante lottare per un lavoro più dignitoso magari sbloccando l’occupazione nella pubblica amministrazione.

La legge di bilancio rivede le disposizioni sul reddito di cittadinanza, salta il comma in base al quale l’aliquota marginale a carico dei percettori che accettano un lavoro scende dal 100 all’80%,con il 100%, se si accetta il lavoro si perde tutto l’assegno, con la riduzione all’80%, i percettori perdono 80 centesimi di beneficio per ogni euro guadagnato, le modifiche prevedevano l’alleggerimento non solo per i mesi immediatamente successivi, ma anche l’anno seguente alla presentazione del nuovo Isee, l’aumento degli introiti determina la perdita del sussidio.

La sociologa Chiara Saraceno aveva indicato l’ipotesi di consentire un cumulo parziale con il sussidio, proponendo di tagliare, ulteriormente, l’aliquota marginale dall’80 al 60% contro lo scoraggiamento ad accettare un nuovo lavoro, dato che l’emersione di un reddito aggiuntivo si traduce in prospettiva in una uguale riduzione del sussidio.

Gli oltre 2.500 navigator, ad aprile avevano visto prorogato fino a fine anno,il contratto la manovra li azzera.

In Italia manca una domanda di lavoro adeguata alle caratteristiche di potenziali lavoratori molto fragili, con basse qualifiche, che non possono aspirare a redditi alti.

L’occupazione cresce molto più lentamente del Pil e la carenza di manodopera potrebbe creare problemi alla ripresa, infatti dagli ultimi dati Istat, emerge che le imprese fanno sempre più fatica a trovare manodopera qualificata nel manifatturiero.

L’ultimo rapporto Inapp riporta che i contratti di apprendistato, di terzo livello, sono stati solo 982 nel 2017 e 960 nel 2018, siamo praticamente all’anno zero di uno strumento che potrebbe accompagnare i processi di innovazione e qualità del lavoro.

Mentre ancora si discute del decreto anti-delocalizzazioni, almeno tremila lavoratori potrebbero essere licenziati in seguito alla fuga delle multinazionali dall’Italia.

I lavoratori premono per svolgere le attività da remoto, i datori di lavoro, compresa la pubblica amministrazione, vorrebbero tutti in ufficio.

Le statistiche mostrano che c’è una distanza abissale tra ciò che vogliono i manager e quello che chiedono i lavoratori.

Alfredo Magnifico