La primavera che non c’è

Premio letterario Raccontami una storia

I fatti degli ultimi anni inducono a pensare che ci dovremo abituare all’assenza della stagione – da sempre – più desiderata, la primavera. Copiose piogge e un clima tutt’altro che mite hanno infatti ormai soppiantato le soleggiate e spensierate giornate primaverili di anni fa, creando turbamenti alle nostre abitudini e ancor di più al nostro umore.

Per attestare il collegamento tra tale stagione e le sue gradite attitudini, possiamo fare riferimento all’etimologia di primavera, termine in latino popolare – rifacimento del latino classico primo vere – con il significato proprio di «all’inizio della primavera».
La sua derivazione da ver, veris – prima tempo, poi stagione, fino a significare proprio primavera – conduce, per estensione di significato, alla bella stagione e di conseguenza, in senso figurato, al periodo in cui comincia qualcosa di nuovo e positivo – dunque, oltre che in riferimento al clima, anche all’animo.
A sostegno della nostra esperienza sensibile al riguardo, gli specialisti nel settore ci confermano che al pensiero di tale stagione i nostri sensi si rivolgono ad una sensazione di rinascita – delle piante e dei loro fiori – e alla tipica spensieratezza che in ognuno di noi rinasce – appunto – con le prime giornate di sole.

«Primavera non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura, ha le labbra di carne, i capelli di grano, che paura, che voglia che ti prenda per mano. Che paura, che voglia che ti porti lontano». Così cantava Fabrizio De Andrè ed è proprio questo nostro sentimento nei confronti della “tanto gradita stagione” ad indurci a sperare in un futuro ripristino delle ormai perdute quattro stagioni.

Eppure oggi possiamo soltanto tristemente affermare che il modus dicendi “non ci sono più le mezze stagioni” è esattamente conforme alla realtà; da lunghi inverni, più o meno freddi, ci troviamo infatti catapultati in calde – a volte torride – giornate d’estate, evitando di godere quindi delle miti giornate primaverili.

Non soltanto lo spirito, ma anche la nostra salute risente di tale repentino sbalzo di temperature: oltre alla sensazione di stanchezza tipica di una stagione che è destinata a non sbocciare mai – e quindi non fa altro che procrastinare il termine del malessere – le allergie e le influenze si moltiplicano sostenute da un meteo che non concede spazio alle più probabili previsioni.

«La primavera non è primavera se non arriva troppo presto», scriveva Gilbert Keith Chesterton nei primi anni del secolo scorso. Chissà cosa avrebbe scritto oggi lo scrittore britannico; quel che è certo è che – seppur sulla base di colori ed odori differenti – ciò che perdura nel tempo è il desiderio in questo periodo di giornate soleggiate, fuori e dentro di noi.