Avrei evitato volentieri di scriver d’elezioni, dopo un paio di giorni al seggio e dopo aver qui presentato il loro esito. Ne scrivo, invece, perché in Toscana ha vinto la sinistra, composita, con una forte componente di centro al suo interno e tra i suoi elettori, ma soprattutto sinistra. E mi suona davvero strano, se non irritante, leggere proprio adesso, da un paio di giorni, che la sinistra non c’è più.
Non ci sarà più per chi in un gruppetto o l’altro aveva trovato modo di coltivar orto ed elettori, per un raccolto più copioso in passato, quando votarono meno della metà dei toscani, che adesso. Non ci sarà più per qualche testa un po’ dura, per quanto nobile e ben animata, disposta. E non ci sarà più per qualche testa dura. Dura e basta.

Detto che la sinistra c’è ed ha vinto e che a questo giro, ha ritrovato la sua base, un po’ per forza, un po’ perché gli elettori di centrosinistra hanno voluto continuare a sperare, se non immaginare, una Toscana ancora migliore e soprattutto più giusta. Tra questi, gli esclusi, quelli a rischio d’esclusione, quelle e quelli che ogni giorno provano a cavarsela, anziani e giovani sono tanti e non hanno scorto vie praticabili e, soprattutto, migliori nelle proposte di chi prometteva il ribaltone così come di chi proponeva un mondo diverso.

Aggiungo solo due cose e poi passo al punto: le urne ci dicono che questa sinistra che ha vinto, così composita da accontentare molti e da non piacere più di tanto, si chiama Pd. Punto e basta (o poco più, peraltro, auspicabilmente, del tutto ri-assorbibile nel Pd stesso). E che adesso, seconda cosa, peraltro fondamentale, deve finalmente trovare il modo per interpretare la realtà e le esigenze di un insieme di comunità in tempi, ormai cominciati da un decennio e mezzo, di trasformazioni epocali. Fine.

Il resto è la reprimenda, me la concedo perché esausto, per quella sinistra, che si riteneva l’unica sinistra e che piange da due giorni e mezzo la scomparsa della sinistra stessa. Stendo il velo sulle lamentose litanie che circolano in Rete e altrove e non entro in quel che di buono o di meno condivisibile viene detto. Osservo.
Delle due l’una: se la sinistra è scomparsa, vuol dire che voi, con la vostra presunzione, vi ritenete la sola sinistra e che, se così fosse, voi stessi, con le vostre idee, non esistete più. Altrimenti, non esistono i vostri elettori, salvo che non vogliate considerare coglioni tutti, o quasi, coloro che pretendereste di rappresentare. Non è vera l’una né l’altra cosa, certo. Ma un mondo plurale esiste anche al di fuori dai contesti nei quali la pluralità, anziché un bel dato di fatto, è assunta a ideologia. E sarebbe un bene, anche per parte la vostra sinistra, che un faticoso dialogo ricominciasse. Poi, se qualcuno non se la sentirà, poco male. Gruppetti e gruppettari son sempre esistiti. E più di una matita, li cancella un sorriso.