La situazione del coronavirus in Toscana

Migliora quella che potremmo definire la situazione del coronavirus in Toscana. Epidemia e nuovi contagi ci sono sempre ma grafici e numeri indicano che il peggio è passato. Il che non significa che tutto si è fatto più semplice o che l’attenzione debba venir meno. I timori su una possibile seconda ondata sono stati e sono espressi da diversi esperti ed è bene, a partire soprattutto dall’esperienza fatta in ambito sanitario, non farsi prendere alla sprovvista.
I dati dell’Agenzia regionale di sanità sono in ogni caso confortanti, dopo la rigida clausura delle settimane passate e la drammatica situazione rappresentata dai bolletti che hanno raccontato la situazione del coronavirus in Toscana e fuori in questi mesi.

Meno di 40 nuovi casi al giorno

Dalla Regione sottolineano prima di tutto il contenimento dei nuovi casi. Le persone trovate positive al coronavirus in Toscana, di giorno in giorno, sono al di sotto delle 40 da diversi giorni. Interessante notare come la diminuizione dei nuovi casi sia ancora più evidente confrontata con l’insieme dell’Italia.
Rispetto all’ultima settimana di marzo, negli ultimi 7 giorni i tamponi positivi sono diminuiti dell’85% contro una media italiana del 70%. Ancora più basso il calo in Lombardia (60%) e Piemonte (50%).

La densità di Firenze alza il numero

La situazione del coronavirus in Toscana potrebbe essere migliore se la densità demografica, considerata da alcuni studiosi uno dei principali fattori di contagio, non incidesse in maniera particolare su Firenze e su buona parte della città metropolitana fiorentina. Questo è però vero soltanto in parte benché sia indubbio che i dati di Firenze, anche in proporzione agli abitanti, superino quelli di gran parte delle altre province e città Toscana. Ben diversa, per esempio, è la situazione nella vicina Prato. E parliamo pur sempre della terza città dell’Italia centrale.

Situazione del coronavirus in Toscana

L’indice di contagiosità in Toscana

L’indice di contagiosità è stabilmente sotto quota 1 Relativamente alle condizioni cliniche, sempre più spesso siamo in presenza di casi asintomatici, pauci sintomatici ed in condizione lieve (vedi figura). Conseguentemente la composizione per classe d’età e genere sta progressivamente cambiando nelle ultime settimane: dalla quarta settimana di epidemia (ultima settimana di marzo) emerge un’inversione nel rapporto tra i generi, che prima era a favore del sesso maschile (rapporto 40-60%) e che dalla prima settimana di aprile si inverte nelle stesse proporzioni in favore di quello femminile. I luoghi di contagio hanno visto il genere maschile infettarsi più spesso in famiglia e sul luogo di lavoro, mentre quello femminile tra gli operatori sanitari e nelle Residenze sanitarie assistite.

Si abbassa l’età media dei casi di coronavirus in Toscana

L’età media dei casi si abbassa sensibilmente nel corso della settimana, sfiorando di poco i 50 anni per entrambi i generi mentre era di 60 fino all’ultima settimana di aprile. C’è un motivo però: nelle prime fasi della pandemia sono emersi i casi sintomatici, a cominciare da quelli più seri e legati a persone d’età, in genere, più alta.
Adesso, la maggiore emersione di casi asintomatici è probabilmente dovuta alla massiccia campagna di adesione ai test di screening sierologici su molte categorie professionali implementata da Regione Toscana – come spiegano proprio da quest’ultima – durante le ultime settimane: questa potrà avere probabilmente impatto sull’aumento di nuovi casi nella prossima settimana, che dovrebbero presentare le stesse caratteristiche cliniche e demografiche richiamate prima. Da quando é stata avviata la campagna, il 21 di aprile, sono stati effettuati circa 45.000 test di screening, pungidito e venosi, che hanno fatto emergere circa 400 persone positive, subito avviate al tampone di conferma.

Le guariginioni crescono di 8 volte rispetto alla media italiana

Le guarigioni, soprattutto quelle definitive o cosiddette virali (doppio tampone negativo di conferma), hanno fatto un vero e proprio scatto in avanti aumentando in proporzione 8 volte di più della media italiana nell’ultimo mese: sono oramai quasi il 45% dei casi totali e la Toscana si è riportata così nella media nazionale dei casi guariti. La diretta conseguenza di un aumento così forte delle guarigioni è ovviamente la progressiva diminuzione degli attualmente positivi (casi totali meno deceduti e guariti).

L’attuale situazione del coronavirus in Toscana si traduce in meno ricoveri

Situazione del coronavirus in Toscana: i ricoverati sul totale dei casi attivi e il confronto con l'Italia

Il dato dei ricoveri è senza dubbio quello più positivo rispetto ad una media di circa 1.390 ricoveri totali nell’area Covid, riscontrati durante l’ultima settimana di marzo, questi sono stati poco meno di 600 nella prima settimana di maggio. Gli stessi dati per l’occupazione di posti letto in terapia intensiva (TI) sono rispettivamente 285 e 105: una riduzione per entrambe le tipologie di ricovero di circa il 60%, rispetto al 40% della media italiana per i ricoveri totali. La percentuale di occupazione di posti in TI rispetto al totale dei ricoveri totali è sempre tra le più alte tra le regioni, a testimonianza del maggior utilizzo anche su casi con condizioni cliniche piuttosto sfavorevoli fin dal momento del ricovero.
Focalizzando l’attenzione sui posti letto di TI, la percentuale dei letti occupati rispetto alla capienza massima (cioè letti intensivi disponibili sommati a quelli attivabili entro 48 ore, definiti “impegno su surge capacity” che in Toscana sono 440) è attualmente del 19%. Una parte dei letti e dei reparti destinati alla cura Covid sono statI così riconvertiti all’attività clinica originaria.

Stabile il dato dei deceduti

Il dato sui deceduti è quello che rimane ancora piuttosto stabile. Sempre dalla Regione Toscana spiegano che stiamo ancora osservando le conseguenze di una parte dei casi emersi durante la terza settimana di aprile, che avevano presentato condizioni cliniche gravi. In termini di mortalità la Toscana si posiziona come la regione con la più bassa mortalità rispetto a tutte le altre regioni a grande e media diffusione del virus.

La situazione del coronavirus in Toscana: i deceduti

Dal punto di vista territoriale sono Massa Carrara, Firenze e Lucca le province più colpite, in coerenza e conseguenza ai territori più colpiti dal virus, mentre i territori della parte sud est della nostra regione, sono quelli meno colpiti.
La mortalità per genere e classe d’età: le donne muoiono di meno, e sotto i 50 anni si osserva un basso tasso di mortalità, mentre si alza in modo esponenziale nelle classi di età più anziane (sopra i 75 anni). Su questo fenomeno ha un impatto considerevole la cosiddetta comorbidità, derivante dalla presenza di una o più patologie croniche: un recente approfondimento Ars ha mostrato che i soggetti toscani affetti da ipertensione, dislipidemia, diabete e cardiopatia ischemica hanno un rischio di contrarre il virus rispettivamente 33, 29, 9 e 8 volte superiore rispetto alla popolazione generale, un chiaro segnale quindi di quali siano le popolazioni che dobbiamo proteggere dalla circolazione del virus.

Il monitoraggio degli indicatori fissati dal Dpcm del 27 aprile

Veniamo in conclusione agli indicatori di monitoraggio che il Dpcm del 27 aprile ha previsto come sistema attraverso il quale valutare possibili provvedimenti di chiusura. Tra i vari indici che ciascuna regione dovrà monitorare settimanalmente c’è il tasso di occupazione delle terapie intensive, che dovrà restare inferiore al 30%, così come al di sotto del 40% dovrà rimanere quello dei ricoveri in area medica Covid; il coefficiente di crescita dei casi di Coronavirus, che dovrà essere più basso di 1, il cosiddetto R(t), indice di contagiosità nel tempo, evoluzione dell’R(0). Inoltre non dovranno emergere nuovi focolai e non dovrà intercorrere più di 4 giorni tra l’emersione dei sintomi e l’effettuazione del tampone.
«Tutti gli indicatori di monitoraggio, previsti dal Ministero, vedono per adesso la Toscana in linea con quanto previsto e richiesto – commenta Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia – Stiamo comunque costruendo un sistema di consultazione degli indicatori che possa tenere sotto controllo i principali indicatori del sistema di sorveglianza ministeriale».