L’affilata, irregolare disciplina di Penelope

Penelope Spada. Un nome intrigante, che dice di una donna femminile, paziente e affilata. Eppure la nuova eroina di Gianrico Carofiglio, noto autore di thriller poliziesco-giudiziari, ex magistrato, parlamentare, è una donna che viene dalla catastrofe. Quale non si sa. In La disciplina di Penelope (Mondadori, pp. 192, 15,60 euro), sappiamo solo che era un pubblico ministero, che ora non lo è più, perché è successo qualcosa e ha pagato per tutti. Che è ancora in lutto, e beve troppo.

A scuoterla dal torpore arriva un uomo la cui moglie, Giuliana Baldi, personal trainer, è stata uccisa due anni prima. Principale sospettato dell’omicidio, il marito è stato assolto ma con una formula che getta un’ombra di dubbio sulla sua reputazione. Così decide di ingaggiare Penelope per non rimanere macchiato davanti alla figlia.

La nostra mesta detective irregolare inizia le sue ricerche, avvalendosi di buone soffiate dai suoi ex colleghi e della collaborazione di Zanardi, classico cronista di nera navigato e con mille agganci. Ma oltre alla scienza, la aiuta il suo senso dell’intuito e una tecnica d’indagine metodica, affidata alla pazienza, all’osservazione dei dettagli e dell’animo umano, alla serendipity. Con la cosa più bella che ci possa essere in un giallo: una conclusione spiazzante.

Il tutto sullo sfondo, per la prima volta nei romanzi dell’autore di… della metropoli meneghina, percorsa abbondantemente, da nord a sud. Da Turro, porzione a nord di Milano ora parte della rutilante Nolo, e patria dello storico locale di cabaret Zelig, a Rozzano, luogo dove viene rinvenuto il cadavere di Giuliana. Passando per zone centrali e modaiole come i giardini Montanelli, via Tortona e Porta Genova.

A parte i toponimi però, di Milano non sappiamo nulla. A fare da sfondo alla narrazione sono le meste riflessioni di Penelope sulle imprecisioni giudiziarie, e soprattutto sulla natura umana sempre un po’ uguale ovunque: un po’ vittima l’assassino, un po’ carnefice la vittima.

Attendiamo ora la seconda puntata che ci riveli un po’ più della nostra detective, che non può non far pensare un po’ al Duca Lamberti di Scerbanenco, un po’ al poliziotto di Matsumoto Seicho nei suoi viaggi in metro in Tokyo espress, un po’ a un Ulysses al rovescio. La narrazione è ricca di richiami psicologici e letterari, ma ci auguriamo che nel prossimo si riveli un po’ di più anche la città di Milano, già sfondo di così tanti thriller ricchi di personalità.

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