L’Arca della memoria di Stefania Valentini

Premio letterario Raccontami una storia

L’esposizione “Arca della memoria” dell’artista fiorentina Stefania Valentini, visitabile con ingresso gratuito dall’8 al 28 settembre 2018 nella Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno, in Via Ricasoli n.68 (angolo Piazza San Marco), a Firenze, vede protagoniste composizioni che, come afferma il curatore Nicola Micieli, assumono le sembianze di “teatri visionari per lo più affollati di oggetti d’uso e memoriali e d’affezione, di tralci e fiori e frutti disposti con sommo studio in primo piano, facendo ribalta d’un tavolo o d’una mensa ricoperta da sontuosi tessuti versicolori o da tovaglie trinate”.
Tessuti che, con le loro pieghe e trame e decori riflettono e rifrangono la luce; aperti paesaggi collinari, marini e lacustri o cieli abitati e solcati da nuvole, non romantici annunciatori di tempeste, ma idonei a filtrare morbidamente la cangiante luce di scena che esalta gli oggetti. Un racconto squisitamente favolistico, oppure epico o intimista, dove gli ambienti, le creature reali o dell’immaginario, gli oggetti figurati e gli elementi naturali, hanno un ruolo attivo nell’azione drammatica.

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Stefania Valentini nasce a Firenze e si diploma come Disegnatrice Stilista di moda svolgendo il suo apprendistato con la costumista Anna Anni. Dopo alcuni anni di lavoro nel settore, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, diplomandosi nel 1987, sotto la guida dei professori Roberto Giovannelli, Adriano Bimbi, Vairo Mongatti e Alberto Manfredi. La versatilità dell’artista è ben rappresentata dalle 56 opere in mostra, tra le quali spicca il “Polittico degli Argonauti” formato da dieci quadri eseguiti a olio su tela di diverso formato che trae ispirazione dall’appassionata lettura delle Argonautiche di Apollonio Rodio e narra l’impresa degli Argonauti, di Castore e Polluce, di Ercole e Orfeo e di tutti i valorosi eroi guidati da Giasone a bordo della nave Argo nella Colchide, alla conquista del Vello d’oro. L’avventuroso viaggio rappresenta una delle più affascinanti narrazioni della mitologia greca e l’artista colloca i protagonisti in spazi illusori, intrisi da un’iridescente policromia dominata dalle sfumature del verderame.
Esposte anche tre sculture di bronzo, gouache su carta con dorature in oro zecchino, esposta in forma di rullo quasi fosse un antico papiro, dodici disegni a grafite su carta, ventinove nature morte eseguite a olio su tela e un’opera bifronte, “La luna di Stefano”, realizzata a due mani con Roberto Giovannelli del quale l’artista fu allieva, e eseguita a olio su tela.

Tra i raffinati disegni c’è la serie dedicata all’Arca di Noè che, come sottolinea Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, “le consente di dispiegare un repertorio animalier, dove la fedeltà al dato naturale si accompagna alla sapienza compositiva”. “Superbamente profilati e chiaroscurati a grafite”, prosegue Acidini, gli animali “sono accostati, intersecati e mescolati in fantasiose tavole che raggiungono l’effetto di elegantissimi mosaici di figure intere, di dettagli, di ingrandimenti”. Un’“Arca della memoria”, appunto, che diviene un vero e proprio viaggio nel quale confluiscono la memoria mitografica, arcaica, biblica e storica e la memoria autobiografica, come la chiama l’artista, sottesa alle precedenti.

Stefania Valentini afferma che “l’imitazione poetica degli oggetti e della natura” è per lei “fondamento del fare artistico” e prosegue affermando che il disegno è“la fonte essenziale tesa ad alimentare questa meravigliosa e apparentemente semplice idea”. Le nature morte, i soggetti mitologici, gli ambienti e le creature che li abitano, gli oggetti, i suppellettili, sono i protagonisti di una rappresentazione drammatica non solo di miti e leggende, ma soprattutto di vicende personali ad esse legate. “Spesso attraverso l’inserimento di umili oggetti che hanno segnato l’ordito sentimentale della mia vita” conferma l’artista, “cerco di rendere la favola e l’incantamento dell’infanzia, cerco di rendere una rinnovata meraviglia attraverso la rappresentazione di forme e colori”.