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15/08/2021
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Le due facce di Indro Montanelli

L’imbrattamento della statua del noto giornalista ubicata nell’omonimo parco pubblico a Milano ha destato molto sgomento e anche discussione in merito al personaggio e alle sue idee in tema di razzismo e donne. L’accaduto rientra nella scia di proteste e manifestazioni antirazziste svoltesi in tutto il mondo in seguito all’uccisione di George Floyd a Minneapolis il 25 maggio.

Montanelli fu un giovane soldato italiano che partecipò all’invasione dell’Etiopia nel 1935 e in quell’occasione si rese protagonista di un fatto grave, se succedesse oggi lo giudicheremmo orrendo, cioè il “prendere in affitto” una ragazzina adolescente per soddisfare i propri “bisogni sessuali”.

L’episodio, nell’Etiopia del tempo una prassi, venne raccontato dallo stesso giornalista sul Corriere della Sera del 12 febbraio 2000: «Si trattava di trovare una compagna intatta per ragioni sanitarie (in quei Paesi tropicali la sifilide era, e credo che ancora sia, largamente diffusa) e di stabilirne col padre il prezzo. Dopo tre giorni di contrattazioni a tutto campo tornò con la ragazza e un contratto redatto dal capo-paese in amarico, che non era un contratto di matrimonio ma – come oggi si direbbe – una specie di ‘leasing’, cioè di uso a termine. Prezzo 350 lire (la richiesta era partita da 500), più l’acquisto di un ‘tucul’, cioè una capanna di fano e di paglia del costo di 180’ lire. (…) Faticai molto superare il suo odore, dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressoché insormontabile (ci volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile».

Montanelli, sostenitore del fascismo e delle sue imprese coloniali, non ha mai nascosto il suo pensiero e il suo essere contro le persone di colore.

Molti anni prima dell’articolo sul Corriere della Sera, aveva espresso chiaramente il suo pensiero sul razzismo e sulla segregazione nel sud degli Stati Uniti in un articolo titolato “America nera”, pubblicato sul Corriere d’informazione del 3 ottobre 1962: «(…) l’America sta rendendosi conto che con questo problema [la coesistenza tra bianchi e neri] essa deve convivere perché non lo può risolvere. O meglio, lo può risolvere solo nell’ambito giuridico della parità dei diritti civili. Biologicamente, no. Perché sarà ingiusto, sarà ripugnante, sarà razionalmente inesplicabile e inaccettabile: ma è un fatto che il meticciato coi neri ha dato risultati catastrofici dovunque lo si è praticato. So di dire un’eresia, per i tempi che corrono. Ma preferisco l’eresia all’ipocrisia».

L’omicidio di George Floyd ha scatenato negli Stati Uniti settimane di tensione e arresti che hanno avuto eco anche in Europa, ma questo non può essere una scusante: le statue abbattute oltreoceano erano dedicate a persone che innegabilmente furono razziste, prendersela invece con Churchill, Colbert, Montanelli, invece, è semplicemente un atto di vandalismo.

Montanelli ha avuto due facce irrimediabilmente a seguito delle sue attività e dei suoi scritti: quella di un uomo con un (forse) nostalgico passato fascista e razzista, e quella di un giornalista di altissimo livello, pronto a battere sui tasti della sua Lettera 22 con fervore e audacia, forse troppa.

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