Eri lì, vestito di tutto punto, una valigetta col pc, un soprabito elegante, sciarpa Burberry. Parlavi indifferente, col cellulare, e avevi gli occhi che ti ridevano.

Ecco, io mi sono innamorata proprio in quell’istante lì, mi sono innamorata del tuo volgere lo sguardo, dell’eleganza dei tuoi gesti, di come muovevi le mani. Le mani, quelle dita lunghe da pianista e unghie curate. Ti ho guardato bene, ero vicinissima e tu continuavi la tua telefonata.

Per un nano secondo ho percepito il tuo sguardo mentre ti voltavi, ho notato il colore dei tuoi occhi. Ti ho guardato, hai gli occhi grigi un po’ verdi che si schiariscono quando sorridi: una giornata di sole ecco, mi sei arrivato dentro all’improvviso in quel giorno grigio in aeroporto.

Chissà dove stavi andando e da chi.  “Ma perché” mi sono chiesta, ”Se io ero lì che aspettavo te  e aspettavo da sempre”. Mi sono concentrata sul  libro che avevo appena comprato, ma la mente correva e non sono riuscita a memorizzare neanche una riga; ti spiavo invece, da un lato dove la gente in piedi ti nascondeva parzialmente alla vista. Percepivo il battito del mio cuore in quella situazione assurda.

Una voce chiara ha chiamato il volo ed il gate. Mi sono messa in fila tra decine di persone, eri sparito, ti avevo perduto. Una delusione dentro come se avessi perso qualcosa a cui tenevo.

Sono salita sull’aereo e quando la voce della hostess ha annunciato che dovevamo allacciare le cinture, ho constatato che accanto a me c’era un posto vuoto. “Meno male” ho pensato, “Senza nessuno, meglio!”.

E poi mi sono voltata e tu eri lì seduto accanto a me, per ironia del destino avevamo preso lo stesso aereo per la stessa destinazione.

“Buongiorno, ci aspetta un lungo viaggio eh ?” Hai detto

“Si certo !”

E avevo solo voglia di cantare…

Paola Carmignani