man wearing welding mask covered in welding smokes
Photo by Kateryna Babaieva on Pexels.com

Una recente analisi effettuata dalla fondazione indipendente Openpolis e basata sui dati Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha rilevato che l’Italia è l’unico Paese europeo in cui, a partire dal 1990, lo stipendio medio dei lavoratori è diminuito.

La pandemia ha avuto effetti significativi sul mondo del lavoro, ha creato più disoccupazione e inasprito molte disuguaglianze socio-economiche preesistenti: nonostante ciò, osservando l’andamento nel tempo, si vede che in tutti i paesi europei, tranne che in Italia, i salari medi annuali sono aumentati.

A causare questo fenomeno è stato, in maniera particolare, il taglio delle ore lavorative, mentre il problema della perdita del lavoro è stato in buona parte arginato da misure di salvaguardia a livello nazionale, che sono riuscite a contenere gli effetti più negativi. Questo in Italia si è concretizzato con il blocco dei licenziamenti, in vigore da febbraio 2020 a fine dicembre 2021.

La perdita di massa salariale è stata limitata grazie a misure statali, i sussidi, messi in campo da gran parte dei paesi europei, avrebbero dimezzato secondo l’Oil l’impatto della crisi, riportando la perdita effettiva a -3,1% (rispetto al -6,5% iniziale).

In Italia il salario medio annuale è calato del 2,90% negli ultimi 30 anni, una tendenza di gran lunga differente rispetto a quella delle altre nazioni: in tutte i restanti paesi, lo stipendio è aumentato.

Un forte incremento del Salario medio è stato registrato nei paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), dove il salario è più che triplicato negli ultimi 25 anni e in alcuni paesi dell’Europa centrale (Ungheria, Slovacchia), in cui esso è raddoppiato, ovviamente, va ricordato che quelli erano paesi in cui i salari medi annuali, 30 anni fa, erano molto minori di quelli degli altri stati europei.

Ad esempio in Lituania, il paese europeo dove i salari sono aumentati più significativamente (precisamente del 276,30%), negli anni ’90 la retribuzione era di circa 8mila dollari l’anno, ad ogni modo, anche comparando la variazione degli stipendi italiani con paesi europei aventi economie più simili alla nostra, la sconfitta del nostro Paese è evidente, in Germania e Francia, i salari medi sono stati incrementati rispettivamente del 33,7% e del 31,1%, nonostante fossero già più elevati in partenza, anche la Spagna ha registrato un aumento, seppur più modesto (6,2%).

Mentre all’inizio degli anni ’90 l’Italia era al settimo posto nella classifica degli Stati europei con il salario medio annuale più alto, adesso si posiziona al tredicesimo posto superata da Paesi tra cui proprio la Francia e la Spagna, che negli anni ’90 avevano salari più bassi, nel 2020 in Italia il salario medio è di 37,8 mila dollari (circa 32,7 mila euro), una cifra di gran lunga inferiore rispetto a quella dei paesi europei con gli stipendi più alti, ovvero Lussemburgo (65,8 mila dollari), Olanda (58,8 mila) e Danimarca (58,4).

A determinare il fallimento dell’Italia è stata senza dubbio anche la pandemia: tra il 2019 e il 2020, infatti, i salari italiani sono diminuiti in maniera importante, con un calo di poco inferiore al 6%. Si tratta di una diminuzione record per il nostro Paese: infatti, seppur anche altri Paesi siano stati danneggiati dalla pandemia, la diminuzione registrata è stata inferiore. Ad esempio, in Francia tale contrazione è stata del 3,2%, mentre in Spagna del 2,9%.

Alfredo Magnifico