Il piccolo laghetto si era formato per le continue piogge in un avvallamento del terreno di quella zona un po’ paludosa. Aveva attorno una boscaglia di canne che lo nascondeva agli occhi della gente. Il fondo era melmoso ed era popolato da tranquilli ranocchi, panciuti rospi e bisce striscianti. Sul margine destro c’era un bell’albero frondoso che lo riparava dal sole delle giornate estive, così calde in quell’angolo di campagna.

Laudino era stato il primogenito di una coppia di giovani sposi. Erano felici tanto di diventare genitori e, quando lui nacque, rimasero sconfortati nel vedere che quel minuscolo esserino aveva qualcosa di diverso dagli altri bambini. Qualcosa di… strano. I medici dissero che si trattava di una non so quale malattia rara, per cui la pelle dell’intero corpo non aveva pori e, di conseguenza, non traspirava. E neanche un pelo poteva crescerci. Il brutto era anche che pareva incartapecorita, tutta lucida e tesa come fosse bruciata. Non c’erano cure per questo; unica precauzione non stare mai al sole e poco anche all’aria aperta, perché i raggi, si sa, filtrano ovunque.

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Luisa Ghini