Per la sua prima personale in Umbria, Loriano Aiazzi ha scelto la bellezza medievale di Gubbio e del suo Museo diocesano, le cui severe sale duecentesche e la prestigiosa collezione d’arte sacra costituiscono la quinta ideale per costruire un dialogo con opere contemporanee che del Medioevo mantengono la severa sobrietà.
Sacra Fragmenta, curata da Niccolò Lucarelli, con il patrocinio del Comune di Gubbio e dei Musei Ecclesiastici Umbri, comprende 8 sculture, collocate all’interno del percorso espositivo del museo in un dialogo fra antico e contemporaneo.

Nella sua trentennale carriera Loriano Aiazzi (1955), affronta temi sacri e mitologici, indagando l’individuo in maniera attenta e profonda, con quella sublime essenzialità di tratto che lo avvicina ai maestri arcaici, etruschi e magnogreci.

Nella mostra di Gubbio, che si apre martedì 2 luglio, si può apprezzare la sublime povertà del tratto scultoreo di Aiazzi. A questa sobrietà formale se ne accosta una concettuale, scevra di suggestioni barocche, rivolta direttamente alla nudità dell’individuo, agli aspetti primordiali ed essenziali della sua anima e della sua psicologia, quel suo ammirato guardarsi sospeso fra Cielo e Terra, in un continuo bisogno di conoscersi.

Apice della mostra, il Cristo crocefisso, vicino al cuore di chi osserva per la sofferente, legnosa carnalità che esprime, per quel suo essere uomo fra gli uomini, fratello degli ultimi. Il solido ginepro dell’aspra Corsica diventa la pagina scolpita di un ideale Vangelo laico, con tutto il peso della storia millenaria dell’umanità; la sfera blu, simbolo di saggezza, riposa su quell’omero che sembra squarciato, così come la lunga spina argentata trafigge il corpo per buona parte della sua lunghezza.

Due delle opere esposte sono concesse in prestito dalla Chiesa di Santa Maria delle Carceri di Prato.

Sacra Fragmenta è visitabile fino al 28 luglio, tutti i giorni, a eccezione del lunedì, dalle 10,30 alle 18.