Operazione #antimafia condotta dalla Guardia di finanza di Palermo dall’alba in oggi. Ben 91 gli arresti in Sicilia, Toscana, Lombardia e altre regioni italiane. Le cosche erano pronte a sfruttare gli effetti economici e sociali della crisi Covid-19. Sequestrati beni per 15 milioni di euro. Secondo il Gip di Palermo, la situazione che si è creata durante il lockdown può favorire il «soccorso mafioso», il riciclaggio di denaro sporco. Le cosche erano pronte a intervenire. Agli arresti domiciliari anche un ex concorrente del Grande Fratello, Daniele Santoianni, broker accusato di essere un prestanome dei boss, nel ruolo di amministratore di una società di comodo.

«In questi giorni le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa – si legge nelle motivazioni del Gip di Palermo, Piergiorgio Morosini – Nelle prossime settimane, i riflessi di questa situazione, che riguardano naturalmente anche Palermo, in particolare i quartieri con maggiori difficoltà socio-economiche, tra i quali Arenella e Acquasanta, sono suscettibili di creare un contesto assai favorevole per il rilancio dei piani della associazione criminale sul territorio d’origine e non solo».

Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta e dal nuovo numero due delle carceri, Roberto Tartaglia. L’esito, messo nero su bianco dal Morosini, si è tradotto anell’operazione, in corso, denominata mani in pasta, volta all’esecuzione delle misure cautelari, perquisizioni e notifica dei sequestri.
Le operazioni sono in corso in Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania. Impegnati 500 finanzieri, con l’appoggio di un mezzo aereo e di unità cinofile per la ricerca di droga, valuta e armi.

Senza occupazione o, forse addirittura peggio, con un’occupazione precaria, la situazione si sta facendo bollente. Scrive ancora Morosini: «Da una parte l’attuale condizione di estremo bisogno, persino di cibo quotidiano, di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti. Dall’altra il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ‘interessato sostegno’ potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche della organizzazione criminale, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione delle aziende ai danni del titolare originario».
«La drastica riduzione della redditività degli esercizi commerciali determinata dal blocco dell’attività renderà assai difficile per i titolari delle attività sul territorio di Palermo il pagamento di canoni di affitto, degli stipendi dei dipendenti, degli oneri fiscali dal momento che il ritorno alla normalità non è prevedibile che avvenga in tempi brevi. Di questa situazione sono pronti ad approfittarne i clan mafiosi, sempre attivi nel ‘dare la caccia’ ad aziende in stato di necessità».