Mare Climaticum Nostrum: ecco cosa rischiano i Paesi del Mediterraneo

La conferenza organizzata dalla Fondazione Earth Water Agenda con l’Agenzia della Cooperazione Internazionale del Ministero degli Esteri e la collaborazione del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, interfaccia italiana del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) dell’Onu, ha aperto questa mattina, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la Earth Texnology Expo, dal 15 al 18 alla Fortezza da Basso di Firenze

Firenze, 14 novembre 2023 – Si è tenuta stamattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la prima giornata della Conferenza “Mare Climaticum Nostrum” organizzata dalla Fondazione Earth Water Agenda con l’Agenzia della Cooperazione Internazionale del Ministero degli Esteri e la collaborazione del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, interfaccia italiana del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) dell’Onu, e che fa da preludio ad Earth Technology Expo, la manifestazione che si svolge dal 15 al 18 novembre alla Fortezza da Basso di Firenze.

Alla mattinata, ospitata da Palazzo Vecchio e introdotta da Erasmo D’angelis, presidente della Fondazione EWA Earth Water Agenda, e da Emilio Ciarlo, Responsabile Ufficio Relazioni Istituzionali e Comunicazione di Agenzia Italiaper la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero degli Esteri, hanno partecipato, tra gli altri, Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento della Protezione Civile, Antonio Navarra, Presidente del CMCC Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Alain Meyssonnier, Presidente dell’IME Institut Mediterraneen de l’Eau, Maria Siclari, Direttore Generale dell’ISPRA, Maria Spena, Presidente del comitato World Water Forum Italy 2027, Massimo Gargano direttore generale dei consorzi di bonifica dell’Anbi, Agostino Inguscio, Direttore dell’UNDP Roma Centro per l’Azione per il Clima e l’Energia, Marzio Chirico, Delegato Italia di Fridays For Future, e in collegamento dalla Turchia Mario Tozzi.

Al centro della conferenza gli effetti deI cambiamento climatico nell’area mediterranea e in Italia con pericolosi e diffusi impatti che colpiscono aree urbane e infrastrutture e la vita di milioni di milioni di persone oltre a danneggiare gli ecosistemi. “Dal 2018 – ha evidenziato Fabrizio Curcio nel suo intervento – sono stati 148 stati di emergenza nazionale, con 24 stati di emergenza nei soli ultimi 14 mesi”. La regione Mediterranea si è riscaldata e continuerà a riscaldarsi di circa il 20% in più della media globale, particolarmente in estate. Questo vale sia per l’ambiente terrestre che per quello marino, sia per le temperature medie che per le ondate di calore che renderà più aride le fasce costiere per effetto combinato della diminuzione della precipitazione e dell’aumento dell’evapotraspirazione. Allo stesso tempo in alcune aree le precipitazioni estreme aumenteranno, come vediamo anche in Italia. La dimensione di tutti questi cambiamenti aumenterà all’aumentare del livello di riscaldamento globale, ovvero più aumenta la temperatura media del pianeta, maggiori saranno gli impatti.

Il rapporto presentato questa mattina “è avvertimento sulle conseguenze e soprattutto un monito a non stare fermi e subire”, ha spiegato Erasmo D’Angelis, presidente della Fondazione EWA Earth Water Agenda “il cambiamento climatico non è più una minaccia ma sono ormai morti e danni quasi da collasso finanziario e vanno attivate azioni che possono salvare vite umane e mitigare i crescenti rischi. È necessaria un’azione urgente a tutela di almeno 12 milioni di italiani esposti a grave insicurezza da frane e alluvioni. Se dal 1946 al 2018 per riparare i danni sono stati spesi dallo Stato in media 4.5 miliardi di euro all’anno, la progressione è oggi impressionante con il quasi raddoppo della spesa intormo a 8 miliardi di euro, con l’escalation nei soli ultimi 14 mesi che ba visto la sequenza di 4 grandi alluvioni – Marche 15 settembre 2022, Ischia 26 novembre 2022, Romagna dal 1 al 17 maggio 2023, e dal 3 novembre 2023 la piana toscana dalla periferia di Firenze alla periferia di Pistoia – che hanno provocato complessivamente 45 vittime, centinaia di feriti, decine di migliaia di sfollati, e danni complessivi per oltre 15 miliardi di euro. Serve agire. L’evidenza scientifica è inequivocabile”.

Alla Conferenza Mare Climaticum Nostrum Antonio Navarra ha presentato le 5 categorie di rischi-chiave con l’escation delle catastrofi meteo-climatiche, con l’Italia ormai diventata ormai hot spot di eventi estremi meteo-climatici estremizzati dai livelli sempre più elevati.

Il livello di ciascun rischio aumenta con l’aumentare del livello di riscaldamento globale.

Le cinque categorie di rischi-chiave indicate dal Presidente del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici:

1-Ondate di calore persistenti su popolazioni e ecosistemi. Con previsione di un numero di decessi e di persone a rischio di stress da calore che potrà raddoppiare o anche triplicare con un innalzamento della temperatura verso i 3°C. Il riscaldamento ridurrà gli habitat adatti agli attuali ecosistemi terrestri e marini e cambierà irreversibilmente la loro composizione, con effetti la cui gravità già sarà visibile sopra il livello di riscaldamento globale di 2°C. Le misure di adattamento allo stress termico della popolazione e il contenimento dei rischi da ondate di calore necessitano di molteplici interventi su edifici e spazi urbani. Queste misure devono essere anticipate nell’Europa meridionale, Italia compresa, dove il rischio è maggiore.

2- Rischi per la produzione agricola. La combinazione di caldo e siccità fa prevedere perdite sostanziali in termini di produzione agricola e desertificazioni. Le ultime 9 gravi siccità in Italia dal 2000 al primo biennio 2022-23 sono “costate” all’Italia oltre 20 miliardi di danni e circa metà nel solo settore della produzione agricola (dato Fondazione Earth Water Agenda)

3- Rischi di scarsità di risorse idriche. Nell’Europa meridionale il rischio è già elevato per un livello di riscaldamento globale di 1,5°C e diventerà molto alto con un innalzamento di 3°C. In questi Paesi, Italia compresa, la domanda di risorse idriche eccede già oggi le disponibilità. Nel caso di un innalzamento di temperatura verso i 3°C il rischio diventerà alto anche nell’Europa centro-occidentale. Già con un livello di riscaldamento medio, occorrono strategie di adattamento che riducono il fabbisogno idrico con un ampio portafoglio di interventi per evitare crisi idriche e drammatiche siccità. Il numero di giorni con insufficienti risorse idriche (disponibilità inferiore alla richiesta) e siccità aumenta in tutti gli scenari di riscaldamento globale. Nelle prospettive di un aumento della temperatura globale tra 1,5°C e 2°C la scarsità idrica riguarda, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione. Analogamente, l’aridità del suolo aumenta con l’aumentare del riscaldamento globale: in uno scenario di innalzamento della temperatura di 3°C l’aridità del suolo risulta del 40% superiore rispetto a uno scenario con innalzamento della temperatura a 1,5°C.

4- Rischi prodotti da maggiore frequenza e intensità di inondazioni. A causa dei cambiamenti nelle precipitazioni e dell’innalzamento del livello del mare, i rischi per le persone e le infrastrutture derivanti dalle inondazioni costiere, fluviali e pluviali aumenteranno in molte regioni d’Europa. E se di fenomeni “esplosivi” fino al Novecento se ne contavano 5 ogni 15 anni, dal Duemila sono un centinaio all’anno, anche se di portata minore ma con vittime e danni (dato Fondazione EWA)

5-innalzamento del livello del mare

Il livello del mare nel Mediterraneo è aumentato di 1,4mm l’anno nel corso del XX secolo. L’incremento è accelerato alla fine del secolo e ci si attende continui a crescere in futuro a un tasso simile alla media globale, raggiungendo valori potenzialmente prossimi a 1 metro nel 2100 in caso di un alto livello di emissioni. L’innalzamento ha già un impatto sulle coste del Mediterraneo, e in futuro aumenterà i rischi di inondazioni costiere, erosione e salinizzazione e di scomparsa di coste sabbiose che sono di grande valore sia per gli ecosistemi costieri che per il turismo. L’adattamento soprattutto in Italia è l’opera pubblica principale include opere ingegneristiche (di varia scala) e sistemi soft e anche l’arretramento della linea di costa. Il livello del mare aumenterà seguendo l’aumento del valore medio globale. L’aumento sarà irreversibile e progressivo su scale plurisecolari. Ma il MOSE a Venezia dimostra che sono possibili soluzioni di mitigazione e difesa.