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Una premessa dovuta. Michel Bussi è un maestro indiscusso del giallo poliziesco. Da narratore onnisciente e insidioso, prende per mano il lettore e lo depista dove vuole, levandogli la benda solo alla fine della storia, dopo aver srotolato una sequela di colpi di scena ma anche una storia terribilmente avvincente, che coglie l’umanità di tutti i suoi protagonisti, fatto salvo il colpevole.

E allora per chi non lo conosce è il caso di iniziare dall’ultimo libro pubblicato in Italia da e/o, Il quaderno rosso. Una storia che si svolge a Marsiglia, ma in prossimità del mare contraddittoriamente amaro di Aigues Douces, quartiere popolare dagli enormi immobili posto agli antipodi delle delizie della costa marsigliese, che si srotola del Vieux Port fino alle abbacinanti delle Calanques. Una storia di stringente attualità, che si interroga senza giudicare sui drammi della migrazione, cercando di comprendere le motivazioni che portano alcune persone a rischiare la vita in itinerari da brivido, pur di arrivare in Europa.

A Aigues Douces vive Leyli, energica donna maliana che cerca per sé e i suoi figli un alloggio più dignitoso di quello di soli 25 metri quadri in cui vive. E contemporaneamente il funzionario di una importante associazione di aiuto ai migranti, Vogelzug, che significa uccelli migratori, viene ucciso nel corso di un incontro galante con una seducente e giovane donna africana di nome Bambi, stesso nome della figlia di Leyli. L’omicidio avviene in un Red Corner, albergo a ore di una catena internazionale che riproduce ovunque gli stessi scenari esotici.

Sembra insomma di dovere solo scoprire le motivazioni del delitto. Ma bisognerà passare per la complessa storia di vita di Leyli, e per un passato torbido che la unisce a Vogelzug, per poi constatare, oltre alla sconfortante doppiezza dell’animo umano e talora alla sua psicopatia, come l’autore ha bellamente buggerato il lettore, per fargli maggiormente gustare la sorpresa finale. Fortuna che in questo romanzo ci sono anche i buoni, e questo ci risolleva. L’autore si e ci congeda lasciandoci a riflettere su come, in uno scenario globalizzato in cui tutti i luoghi oramai si assomigliano, possa avere un senso parlare ancora di frontiere.