Mondiali, l'esultanza della Prato multietnica

Raccontami una storia premio letterario

Vincere la prima, stendere l’Inghilterra. Non è poco. Ma non è che il primo passo verso il ripetersi, la si è vista 8 anni fa, dell’esultanza della Prato multietnica o comunque la si voglia definire. Quelli che sorridono e fanno festa insieme a tutti gli altri, per mezzo di un pallone visto in tv, sono risorse (che parolaccia, per chi etichetta tutti per un verso solo, dimenticando che senza distinzioni c’è poca equità e nessuna uguaglianza) vere, sempre e c, per un Paese che guardi avanti e non si rinchiuda dietro cancelli e inferriate, mettendosi in galera a difesa di un benessere raggiunto, scalfito e spesso solo apparente. Serve equità, semmai, per chi è venuto da più o meno lontano e per chi vive qui da generazioni. Diritti, più che doveri. Compreso il diritto di gioire. Quel diritto che, nel caso specifico, restituisce un briciolo di dignità alla vituperata televisione, quella in grande stile e che costa, e che dice che lo sport, anche quello dei miliardari, è un veicolo unico di scontro, incontro e unione.
Fine del pistolotto. Continuiamo.
Un’Italia campione del mondo è un’ipotesi plausibile ma ben lontana, ancora, dal verificarsi. Mancano due partite, 180 caldissimi minuti, alla fine del girone di qualificazione. E poi, si gioca in Brasile, con i padroni di casa favoriti d’obbligo e il tabù che non vuole squadre europee imporsi nelle edizioni della Coppa del Mondo che si giocano in Sud America. Bella figura, certo, l’Italia potrà farla. Azzurri in forma si sono già visti, con qualcosa da rivedere in difesa e con giocatori quali Pirlo, il giovane Darmian, De Rossi, Candreva capaci di cambiare ritmo e destino alla partita. Aggiungiamoci, tra i bravissimi, i due autori dei gol, Marchisio e Balotelli. E Sirigu, portiere che non ha certo dato da rimpiangere Buffon. Se non un’affermazione finale, e va pur detto che le due finalissime italiane contro il Brasile (Messico 1970 e Stati Uniti 1994) hanno visto vincere i sudamericani, l’Italia del pallone targata Prandelli pare in grado di regalare soddisfazioni.
Soddisfazioni a chi? Agli italiani vecchi e nuovi, compresi quelli che nel 2006, festeggiarono il successo italiano in Germania, riversandosi nelle strade e colorandole. Ragazze e ragazzi in maglietta o mezzi spogliati dentro le fontane, con tanto di schiuma azzurra, e soprattutto, per la prima volta, tanti, tantissimi immigrati.
Cinesi in corteo con la bandiera tricolore, famiglie intere d’immigrati africani ai bordi delle strade, fra bandiere e urla. È l’Italia nuova che, a Paese Sera, piace. Solo che il Paese intero e Prato si sono impoveriti da 8 anni a questa parte. E incattiviti.
Avranno voglia i nuovi italiani, spesso non ancora italiani sulla carta, di festeggiare un’eventuale vittoria azzurra? Speriamo di sì. Per la loro voglia, nonostante molti di “noi” che proprio in queste tre lettere non riconoscono i nuovi concittadini, e, ci mancherebbe, per il quinto titolo mondiale italiano.
Intanto, ha segnato un nero. Così, per dire, senza citare i figli d’emigranti italiani che giocano in azzurro.
Ma ecco la galleria fotografica del 2006. (f.b.)