L’8 agosto 1786 avviene la prima scalata del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa, l’alpinista Michel Gabriel Paccard e il cercatore di cristalli Jacques Balmat raggiungono la vetta.

Dopo alcuni tentativi di ricognizione sul Monte Bianco effettuati insieme alla guida valdostana Jean-Laurent Jordaney a partire dal 1784, la prima ascensione fu realizzata da Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e da Michel Gabriel Paccard, (29 anni, medico condotto), entrambi di Chamonix. Furono sollecitati all’impresa dallo scienziato Horace-Bénédict De Saussure, il quale era solito osservarne la vetta dalla sua casa in Ginevra. Fu proprio De Saussure che promise nel 1760 un premio di tre ghinee a chi lo avesse scalato. Passarono 26 anni prima che il suo sogno si avverasse. L’impresa era stata preceduta da alcune ricognizioni, in una delle quali Balmat si perse e fu costretto a passare la notte nella neve, eventualità allora considerata pericolosissima, tale da non lasciar speranze, per via delle temperature.

L’ascesa fu seguita costantemente con il cannocchiale dal barone prussiano Adolf Von Gersdorff che da un poggio sopra il paese di Chamonix seguiva passo per passo gli spostamenti annotandoli su un diario. Secondo i resoconti, a un certo momento della salita Balmat avrebbe voluto tornare indietro perché fortemente preoccupato per la salute della figlia di pochi giorni. Paccard, che non ne era al corrente, lo convinse a proseguire. Raggiunsero la vetta l’8 agosto 1786 alle 18:23, passando fra i Rochers Rouges, e fu Paccard il primo a calpestare la neve sulla cima dopo quattordici ore e mezza dalla partenza. Vi restarono per 34 minuti, il tempo utile per effettuare dei rilevamenti sulla pressione atmosferica, con il barometro di Torricelli, confermando le teorie di Florin Perier (cognato di Blaise Pascal), di un secolo prima, sulla riduzione esponenziale della pressione al crescere dell’altitudine. Le misurazioni servirono anche per la prima approssimativa misurazione dell’altezza della vetta, che però fu notevolmente sovrastimata. Alle 18:57 ripartirono e dopo quattro ore raggiunsero la capanna dalla quale la mattina stessa erano partiti. Vi trascorsero la notte e rientrarono a Chamonix alle 8 del mattino dove Balmat apprese la notizia della morte della figlioletta il giorno prima, a conferma dei suoi brutti presentimenti.

Dopo aver pagato il premio promesso, anche De Saussure volle raggiungere la cima. Fu Balmat a organizzare la spedizione e a preparare due rifugi per i pernottamenti. Il 13 agosto 1787, accompagnato dal servitore personale e da 18 guide che trasportavano cibo, bevande, scale a pioli, un letto, una stufa e un laboratorio scientifico (igrometri, barometri, termometri), lo scienziato ginevrino coronò il suo sogno. Anche il re di Sardegna, Vittorio Amedeo III di Savoia, fiero per l’impresa del suo suddito, riconobbe a Balmat un premio in denaro e il diritto di posporre al nome l’appellativo «detto Mont Blanc». Paccard, a causa di gelosie e invidie, venne ben presto da tutti dimenticato. Fu lo scrittore ginevrino Marc Théodore Bourrit a diffamarlo e screditarlo e a insistere nel voler attribuire al suo compagno tutto il merito dell’impresa, anche se lo stesso Balmat, in una dichiarazione giurata, pubblicata sulla Gazzetta di Losanna disse il contrario. La relazione che Paccard preparò per la stampa in sua difesa non fu mai pubblicata e tutto fu inutile contro la campagna di diffamazione. Per molto tempo, per il mondo scientifico, de Saussure sarà il primo conquistatore del Monte Bianco con Balmat che faceva da guida. Solamente dopo il ritrovamento del diario del barone A. Von Gersdorff agli inizi del Novecento e poi di altri documenti ancora, il primato sarà definitivamente riconosciuto a Paccard.