La notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 moriva a Ravenna il celeberrimo poeta e scrittore fiorentino Dante Alighieri.

La data di nascita di Dante non è conosciuta con esattezza, anche se solitamente viene indicata attorno al 1265. Tale datazione è ricavata sulla base di alcune allusioni autobiografiche riportate nella Vita Nova e nella cantica dell’Inferno, che comincia con il celeberrimo verso Nel mezzo del cammin di nostra vita. Poiché la metà della vita dell’uomo è, per Dante, il trentacinquesimo anno di vita e poiché il viaggio immaginario avviene nel 1300, si risalirebbe di conseguenza al 1265. Oltre alle elucubrazioni dei critici, viene in supporto di tale ipotesi un contemporaneo di Dante, lo storico fiorentino Giovanni Villani il quale, nella sua Nova Cronica, riporta che «questo Dante morì in esilio del comune di Firenze in età di circa 56 anni»: una prova che confermerebbe tale idea. Alcuni versi del Paradiso ci dicono inoltre che egli nacque sotto il segno dei Gemelli, quindi in un periodo compreso fra il 21 maggio e il 21 giugno.

Casa di Dante Alighieri a Firenze

Qualunque sia la data di nascita, Dante è considerato uno dei massimi autori letterari della storia umana, soprattutto per la sua “Commedia“, meglio nota come “Divina Commedia“, un poema universalmente considerato la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Nella Commedia Dante, all’età di 35 anni, ossia per lui “nel mezzo del cammin di nostra vita“, immagina di trovarsi in una foresta buia in cui trova la porta dell’Inferno. Da lì con il poeta romano Virgilio prima e con l’amata Beatrice poi come guida, intraprenderà un viaggio ultraterreno attraverso i tre reami della cosmogonia cristiana di Inferno, Purgatorio e Paradiso. L’opera ebbe da subito uno straordinario successo e contribuì in maniera determinante al processo di consolidamento del dialetto toscano come lingua italiana. Il testo, del quale non si possiede l’autografo, fu infatti copiato sin dai primissimi anni della sua diffusione e fino all’avvento della stampa in un ampio numero di manoscritti.

Esemplare di edizione giolitina(del tipografo Gabriele Giolito) de La Divina Comedia del 1555 appartenuto a Galileo Galilei

A causa del successo dell’opera nel diffondere il dialetto toscano come lingua italiana Dante è anche considerato oggi il padre della lingua italiana.

Dante era esponente di un movimento letterario noto come Dolce still novo, movimento poetico italiano sviluppatosi tra il 1280 e il 1310 a Firenze. Lo Stil Novo influenzerà parte della poesia italiana fino a Francesco Petrarca: divenne guida infatti di una profonda ricerca verso un’espressione raffinata e “nobile” dei propri pensieri, staccando la lingua dal volgare municipale, e portando in tal modo la tradizione letteraria italiana verso l’ideale di un poetare ricercato e aulico. Nascono le rime nuove, una poesia che non ha più al centro soltanto la sofferenza dell’amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali dell’amata.

Politicamente Dante, vissuto al centro della lotta per il potere tra papato e Sacro Romano Impero, era un guelfo bianco(sostenitore del papato ma moderato) e si ritrovò esiliato da Firenze dopo che i guelfi neri(sostenitori radicali del papato) presero il potere in città. Dante si avvicinò in seguito sempre di più alle posizioni imperiali(ghibelline), sostenendo l’ideale utopistico medievale di una Renovatio Imperii, una restaurazione dell’impero universale.