Il 19 settembre 1985 muore il celebre scrittore italiano Italo Calvino.

Italo Calvino è nato il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, a Cuba, da genitori italiani. Il padre, Mario, era un agronomo originario di Sanremo, poi trasferitosi in Messico e infine a Cuba, mentre la madre, Eva Mameli, originaria di Sassari, dopo aver lavorato come assistente presso la cattedra di botanica nell’Università di Pavia ha ottenuto la libera docenza nel 1915.

La famiglia si trasferì in Italia, a Sanremo per la precisione, nel 1925 e Calvino non conservò ricordi della sua prima infanzia a Cuba. A Sanremo Calvino vive serenamente gli anni della fanciullezza, che egli ricorderà così: “Sono cresciuto in una cittadina che era piuttosto diversa dal resto dell’Italia, ai tempi in cui ero bambino: San Remo, a quel tempo ancora popolata di vecchi inglesi, granduchi russi, gente eccentrica e cosmopolita. E la mia famiglia era piuttosto insolita sia per San Remo sia per l’Italia d’allora: scienziati, adoratori della natura, liberi pensatori […] mio padre, di famiglia mazziniana repubblicana anticlericale massonica, era stato in gioventù anarchico kropotkiniano e poi socialista […] mia madre […] di famiglia laica, era cresciuta nella religione del dovere civile e della scienza, socialista interventista nel ’15 ma con una tenace fede pacifista“.

Il periodo fascista non sembra inizialmente segnare in modo particolare la sua personalità né sconvolgere la serenità familiare di quegli anni. Nonostante i genitori siano intimamente e culturalmente contrari al regime fascista, la loro posizione (socialista lei e anarchico lui) sfuma nell’ambito di una generale condanna della politica. Calvino è comunque in seguito costretto a iscriversi al Partito Nazionale Fascista e, per ottenere un incarico presso l’Università di Torino, giura fedeltà al regime. Il primo contatto personale con la cultura fascista, per Italo Calvino, arriva negli anni tra il 1929 e il 1933, quando non può sottrarsi all’esperienza di diventare balilla, obbligo esteso anche agli allievi delle scuole valdesi frequentate dal piccolo Italo. Tuttavia la sua esperienza infantile non sarà, come egli stesso scrive nel 1960, drammatica: “[…] vivevo in un mondo agiato, sereno, avevo un’immagine del mondo variegata e ricca di sfumature contrastanti, ma non la coscienza di conflitti accaniti“.

Nel 1934, superato l’esame d’ammissione, frequenta il liceo statale Gian Domenico Cassini di Sanremo, dove sarà esonerato dalle lezioni di religione, come richiesto dai genitori. Dopo aver completato gli studi presso il ginnasio-liceo Gian Domenico Cassini, si iscrive alla facoltà di Agraria presso l’Università di Torino dove il padre era incaricato di Agricoltura tropicale. Sostiene con successo ma senza convinzione quattro esami del primo anno, senza però inserirsi nell’ambiente universitario rimanendo estraneo ai fermenti che stanno maturando nell’ambiente dei Guf e continuando a coltivare quelli che sempre più marcatamente appaiono come i suoi veri interessi: la letteratura, il cinema, il teatro. Scrive alcune recensioni di film e nell’estate del 1941 il “Giornale di Genova” gliene pubblicherà un paio tra cui quella di San Giovanni decollato che vede come protagonista Totò. Nel 1943 si trasferisce alla facoltà di Agraria e Forestale di Firenze, dove sostiene pochi esami. Frequentatore assiduo della biblioteca del Gabinetto Vieusseux comincia a definire in modo più preciso le sue scelte politiche. Nel campo militare di Mercatale di Vernio, gli giunge la notizia dell’incarico dato a Pietro Badoglio di formare un nuovo governo e viene a conoscenza della destituzione e dell’arresto di Mussolini. Il 9 agosto 1943 torna a Sanremo. Dopo l’otto settembre, per sfuggire alla leva della repubblica di Salò, trascorre diversi mesi nascosto cercando di allontanare il senso di solitudine con intense letture che influenzeranno la sua vocazione di scrittore.

Tomba di Italo Calvino nel cimitero di Castiglione della Pescaia

All’indomani dell’uccisione del giovane medico e comandante partigiano Felice Cascione per mano fascista, avvenuta nel gennaio del 1944, Calvino aderisce assieme al fratello Floriano alla seconda divisione d’assalto partigiana “Garibaldi” intitolata allo stesso Cascione. Egli, in una risposta al questionario di un periodico milanese, “Il Paradosso”, si definisce un anarchico, “La mia scelta del comunismo non fu affatto sostenuta da motivazioni ideologiche. Sentivo la necessità di partire da una “tabula rasa” e perciò mi ero definito anarchico […]. Ma soprattutto sentivo che in quel momento quello che contava era l’azione; e i comunisti erano la forza più attiva e organizzata“. L’esperienza partigiana sarà alla base del suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno e della raccolta di racconti Ultimo viene il corvo.

Dopo la fine della guerra continua a scrivere e finisce per diventare uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento. Ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui coeve, dal Neorealismo al Postmoderno, ma tenendo sempre una certa distanza da esse e svolgendo un percorso di ricerca personale e coerente. Di qui l’impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti che riflette il vario succedersi delle poetiche e degli indirizzi culturali nel quarantennio fra il 1945 e il 1985; dall’altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato a un razionalismo più metodologico che ideologico, dal gusto dell’ironia, dall’interesse per le scienze e per i tentativi di spiegazione del mondo, nonché, sul piano stilistico, da una scrittura sempre cristallina e a volte, è stato sostenuto, classica.

I numerosi campi d’interesse toccati dal suo percorso letterario sono meditati e raccontati attraverso capolavori quali la trilogia de I nostri antenati, Marcovaldo, Le cosmicomiche, Se una notte d’inverno un viaggiatore, uniti dal filo conduttore della riflessione sulla storia e la società contemporanea.

Alla fine del 1985, subito dopo la sua scomparsa, per ricordarlo, alcuni suoi amici, tra cui Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio, Lalla Romano, Cesare Segre e Massimo Mila, fondarono il Premio Italo Calvino. Dedicato alle opere prime di narrativa, il Premio si è affermato negli anni come il più importante in Italia per autori italiani inediti.