Notre Dame: meno male che c’è Charlie Hebdo

Premio letterario Raccontami una storia

Dieci ore dopo lo scoppio dell’incendio a Notre Dame, il presidente francese Emmanuel Macron, versione caricatura, appare con le due torri della cattedrale avvolti tra le fiamme al posto dei capelli. La vignetta è sulla copertina di Charlie Hebdo. E giù con paternali, invettive social, parolacce in lingue varie (italiano in testa), discorsini e operette morali indirizzate alla redazione, con somma gioia del settimanale satirico francese per i tanti clic ricevuti .
Un settimanale che spesso non convince, un po’ per i tratti grafici prevalenti e un po’ perché si condisce talora di un umorismo terra terra che per base ha la stessa di quell’umorismo (italiano) che ride dei cinesi perché mangiano i gatti (luoghi comuni) o mette in ridicolo i ricchioni per guadagnarsi in fin di carriera la nomina nella commissione (italiana anche quella) dell’Unesco.
Il punto non è questo.

La vignetta all’indomani del terribile (e ribadiamo terribile) incendio di Notre Dame è perfetta dal punto di vista tecnico, non è scontata e tutto sommato ci piace.

La satira è per sua natura dissacrante. Se non si parte da qui, si eviti di commentarla. Sacro vuol dire inviolabile. E poiché quel tesoro di Notre Dame è stato violato dal fuoco, porre con dolore l’accento sul fatto che, anche in questo caso, nulla è sacro (non ci riferiamo alla valenza religiosa della cattedrale, per inciso) fa parte del lavoro della satira. Fin qui, Charlie Hebdo ha fatto il suo.
Di più. Visto che le cose del mondo vanno in questo modo, l’amara ironia (che l’ironia non deve per forza far sganasciare dalle risate) è un valore aggiunto, per dirla con una locuzione che avrebbe anche stufato.
Di più ancora. La satira, e Charlie Hebdo, ama l’iperbole e il paradosso. E si sofferma sull’attualità, sul momento, dicendo che anche al cospetto del più grande dramma (bello o brutto) la vita va avanti finché c’è, immersa nelle sue piccole e grandi oscillazioni quotidiane.
Ed ecco Macron ed ecco la vignetta.

Il presidente francese, ieri sera, avrebbe dovuto annunciare le sue riforme in un discorso alla nazione. Riforme attese. Per ovvie ragioni, il presidente ha rinviato il discorso e ha invece parlato con lo sguardo e l’attenzione rivolti a quanto si stava consumando a Parigi; lo ha fatto lì sul posto. Ci mancherebbe altro; solo Salvini si sintonizza in certi momenti sul Grande Fratello.

La vignetta è tutta qui. Emmanuel Macron ha parlato a Notre Dame, rinviando il discorso sulle riforme, in un momento in cui la Francia è calda per le proteste e il malumore è più che serpeggiante.
Siccome, la satira giudica pure, ci piacciano o no le parti che prende nei diversi casi, quelli di Charlie Hebdo hanno voluto ricordare anche che le riforme in vista potrebbero rivelarsi distruttive.
Non a caso Macron-Notre Dame, con i capelli in fiamme, dice che sulle riforme sta cominciando dall’impalcatura

Se ciò sia o no di cattivo gusto, in generale e nello specifico, appare irrilevante, come irrilevanti sono buona parte delle critiche che si concentrano non tanto sulla qualità estetica, tecnica o comunicativa di un gesto quanto sulla sua legittimità, questa sì sacrosanta; come se qualcuno fosse incaricato dall’alto d’attribuire patenti morali a una qualsiasi espressione, che non mistifichi (e, qui, di solito sono più bravi quelli che ironizzano poco o banalmente) la realtà.

Fabio Barni