Ren Hang, Girl with Ants, 2014. Courtesy Stieglitz19 and Ren Hang Estate
Ren Hang, Girl with Ants, 2014. Courtesy Stieglitz19 and Ren Hang Estate

A poco più di tre anni dal suicidio del fotografo cinese Ren Hang, non ancora trentenne, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre con la prima personale italiana dell’artista. Nudi, visitabile dal 4 giugno al 23 agosto, espone 90 foto scattate tra il 2012 e il 2016. La mostra non segue un criterio cronologico ma lascia che le immagini ritrovino i temi principali trattati da Ren Hang. A queste si affianca il backstage di un shooting dell’artista al Wienerwald.

Ren aveva descritto in modo toccante e profondo il suo malessere, sfociato nel suicidio, in My depression, diario contenuto nel suo sito renhang.org, oltre che in numerose e pregevoli poesie.

La mostra, curata dalla direttrice del Pecci, Cristiana Perrella, è stata preceduta da una serie di prestigiose esposizioni internazionali tra cui la collettiva FUCK OFF 2 al Groninger Museum nel 2013, curata da Ai Weiwei, e che lo ha fatto conoscere in Europa, la personale al FOAM, Amsterdam, nel 2017, quella alla Maison de la Photographie a Parigi e a C/O a Berlino, entrambe nel 2019.

Nella sua breve ma luminosa carriera – non solo metaforicamente, visto l’uso intensivo del flash – iniziata nel 2007, Hang, nato nel 1987, aveva raggiunto la fama facendo scalpore con le sue foto di nudo, scattate perlopiù ad amici a partire dalla scuola secondaria, e ritraenti soggetti nudi, in pose stilistiche essenziali e raffinate, talora insieme ad animali di grande bellezza come cigni o pavoni, fenicotteri, ma anche piccioni colombe o pesci, talora in modo contorsionistico e in fluido intreccio di generi in cui si affiancano e sovrappongono natiche e seni come paesaggi, lunghe capigliature di corpi dai profili androgini e poco distinguibili, selve di mani dalle unghie laccate, lingue che leccano un piede, un pene che spunta da una selva di gambe intrecciate, oppure che urina su uno sfondo lussureggiante di fichidindia fioriti, o ancora stretto tra luci stroboscopiche. Vagine coperte o da cui spuntano fiori di ninfea, paesaggi floreali, naturali, urbani sempre resi in modo altrettanto essenziale dei corpi e dei loro movimenti.

Tra i suoi ispiratori vengono naturalmente in mente nomi come Noyobushi Araki e Robert Mappletorphe, armonicamente assimilati e ibridati. E’ stato detto che il fotografo volesse sfidare le convenzioni cinesi, piuttosto prude, su sesso, genere, ed esibizione della nudità. Hang sosteneva tuttavia di non avere intenti politici, ma solo di voler ritrarre la realtà come la percepiva, nella concreta e vibrante manifestazione del nudo.

Con questa mostra il Centro Pecci intende proseguire con la sua opera di divulgazione dell’arte cinese contemporanea, in una città, Prato, che ospita la comunità cinese più numerosa d’Italia. E dove è doverosa la conoscenza non solo di una Cina tradizionale o stereotipata, non sempre in modo lusinghiero, ma che dà i natali a linguaggi artistici all’avanguardia. Accanto a questo obiettivo si pongono quello dell’approfondimento della fotografia come linguaggio, e dell’arte focalizzata sull’identità LGBTQ.

Ren Hang 3 backs 2015
Ren Hang 3 backs

Info
Ren Hang. Nudi
a cura di Cristiana Perrella
4 giugno – 23 agosto 2020
dalle ore 12.00 alle ore 20.00, dal giovedì alla domenica
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato
Viale della Repubblica 277, 59100, Prato
Ingresso intero: 7 euro; ingresso ridotto: 5 euro.
L’entrata alla altre mostre del Centro Pecci rimane gratuita fino al 31 luglio
www.centropecci.it