I provvedimenti presi in Italia e in altri Paesi sono essenziali ma da soli non bastano. Il rischio è che, una volta contenuto il contagio, questo si ripresenti nella stessa misura nel volgere di poco tempo. Occorre allora aumentare la disponibilità dei test. È questa una delle raccomandazioni emersa nel briefing odierno del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

«La pandemia continua a pesare non solo sulla salute, ma su così tante parti della vita – ha esordito il direttore generale – Ieri, il governo giapponese e il comitato olimpico internazionale hanno preso una decisione difficile ma saggia per rinviare i giochi olimpici e paralimpici di quest’anno. ingrazio il primo ministro Abe e i membri del Cio per aver fatto questo sacrificio per proteggere la salute di atleti, spettatori e funzionari», ha subito aggiunto a prtoposito dei Giochi olimpici rinviati al 2021.

La situazione a livello globale, con l’Italia ancora in prima linea, è pesante e si appesantirà ancora. «Abbiamo già perso oltre 16.000 vite. Sappiamo che ne perderemo di più. Quante saranno, dipenderà dalle decisioni che intraprenderemo adesso – ha proseguito Ghebreyesus – Per rallentare la diffusione del Covid-19, molti paesi hanno introdotto misure senza precedenti, con costi sociali ed economici significativi: la chiusura di scuole e imprese, la cancellazione di eventi sportivi e la richiesta di rimanere a casa e al sicuro. Comprendiamo che questi paesi stanno ora cercando di valutare quando e come possono facilitare queste misure. La risposta dipende da cosa stanno facendo i paesi mentre queste misure sono in atto a livello di popolazione. Chiedere alle persone di rimanere a casa e fermare i movimenti della popolazione significa guadagnare tempo e ridurre la pressione sui sistemi sanitari», ha ricordato.

Un ammonimento, però: «Da sole, queste misure non estingueranno le epidemie». Per questo, il direttore generale chiede «nuove misure necessarie per attaccare il virus», dopo quelle di contenimento.

Sei azioni chiave

Queste le sei raccomandazioni del segretario generale dell’Oms. In primo luogo, espandere, formare e distribuire personale sanitario e sanitario, poi implementare un sistema per trovare tutti i casi sospetti a livello di comunità. In terzo luogo, raccomandano dall’Oms, aumentare la produzione, la capacità e la disponibilità dei test. Dovrano quindi essere identificate, adattate e dotate di mezzi tutte le strutture che verranno utilizzate per trattare e isolare i pazienti. I governi dovranno focalizzarsi sulla soppressione e il controllo del Covid-19, così come sviluppare un piano e un processo chiari per mettere in quarantena i contatti. Cose che già si fanno ma che devono essere fatte anche in altri Paesi, a cominciare da quelli con pochi casi rispetto all’Italia. E che comunque, suggerisce l’Oms, vanno eseguite e migliorate anche da noi.
Il rischio, altrimenti, è quello di ritrovarsi di fronte a una ripresa dell’epidemia proprio nel momento in cui dovesse essere messa sotto controllo.

«Queste misure sono il modo migliore per sopprimere e interrompere la trasmissione, in modo che quando le restrizioni vengono revocate, il virus non ritorni – spiega appunto Ghebreyesus – L’ultima cosa di cui un paese ha bisogno è aprire scuole e imprese, solo per essere costretto a chiuderle di nuovo a causa di una rinascita. Misure aggressive per trovare, isolare, testare, trattare e rintracciare non sono solo il modo migliore e più veloce per uscire da restrizioni sociali ed economiche estreme, ma sono anche il modo migliore per prevenirle».