Padule Fucecchio, le risorse messe in campo

L’assessora regionale Monia Monni risponde all’interrogazione di Alessandro Capecchi (FdI): “Parzialmente soddisfatto per i temi che riguardano la gestione di un’area umida molto complessa”

 La riserva naturale del Padule di Fucecchio è costituita da due aree, quella delle Morette sul lato fiorentino, per la gran parte di proprietà della provincia di Pistoia e concessa in uso alla Regione, e l’altra, sul lato pistoiese e denominata La Monaca Righetti, proprietà del consorzio di bonifica; entrambe fanno parte di una zona umida più ampia, il padule di Fucecchio. Così l’assessore all’ambiente Monia Monni ricostruisce la geografia dell’area, rispondendo all’interrogazione del consigliere Alessandro Capecchi (FdI) sulla mancata attenzione, protezione e manutenzione del Padule.

Monni ricorda che dal 2016 la gestione è di competenza della Regione e che i Comuni si sono impegnati a ”gestire le strutture presenti sul proprio territorio, a promuovere iniziative anche di carattere didattico-educativo per incentivare la fruizione delle aree e a collaborare per la gestione integrata delle riserve”.

Uno sguardo poi alle risorse messe in campo dalla Regione. L’assessora precisa che dal 2020 al 2022 sono stati stanziati “232mila euro per la gestione dell’intero sistema di Fucecchio e Sibolla, dei quali: 60mila euro sono destinati per la manutenzione del centro visite di Larciano, 13mila per la manutenzione dell’osservatorio delle Morette a Ponte Buggianese, 65mila per la manutenzione del centro visite di Sibolla ad Altopascio, 42mila euro per la manutenzione della sentieristica  e della cartellonista, e 26mila euro per le attività di educazione, promozione e  valorizzazione”. E ancora ”l’ultimo stanziamento annuale del ‘22 è di 32mila euro per la manutenzione dell’area delle Morette”. Sul tema della diffusione delle specie aliene, Monni ha precisato “riguarda tutte le riserve” e la “Regione sta programmando una serie di azioni congiunte e sinergiche per le specie specialmente invasive”.

Sulla “preannunciata consulta del Padule” così definita nell’interrogazione, Monni ha precisato che l’”obiettivo è quello di promuovere forme di concertazione tra enti, associazioni ed organismi di rappresentanza” e “sarà attivato un percorso che porterà ad un’azione di coprogettazione”.

“Il padule è meta di visite a scopo didattico” e “un’area, dal punto di vista ambientale e naturalistico di gradissimo pregio” risponde il consigliere Capecchi “avevamo registrato – aggiunge – con insoddisfazione la notizia pubblica che all’interno dell’area era stata scoperta una coltivazione di cannabis”. Sulla gestione, Capecchi ribadisce “chiedevamo conto della consulta del padule” annunciata nel 2017 dall’assessora Fratoni come luogo di condivisione e concertazione “è stato un tentativo – ha detto – perché la coesistenza di interessi privati e pubblici, di aree private e pubbliche e di aree pubbliche in gestione da parte del consorzio ha sempre causato contrapposizioni”. Capecchi si è dichiarato “parzialmente soddisfatto per i temi che riguardano la gestione di un’area umida molto complessa dove si stanno moltiplicando anche le presenze di cinghiali che rischiano di sciupare il territorio”.