Un Patto per la Toscana verso il quinto polo delle elezioni regionali più strane, se non addirittura complicate, della storia. La lista nasce da esperienze politiche trasversali, sensibilità differenti, storie e impegno non sempre legati – ma anche – a partiti, movimenti, incarichi. Con Pd e alleati, Movimento 5 stelle, centrodestra e sinistra, e salvo novità, saranno appunto 5 gli schieramenti in campo da qui al voto.

Il Patto per la Toscana, dal quale cominciamo, sta muovendo i suoi primi passi in una situazione tra le più complicate della storia moderna, senza la possibilità, stante il coronavirus, di tenere assemblee e adunanze, volantinaggi e propaganda porta a porta. Dopo l’allentamento delle restrizioni, la macchina organizzativa si sta però mettendo in moto, con i primi incontri in giardini privati e grandi stanze dei circoli popolari, dove è possibile rispettare le distanze di un metro tra un attivista e l’altro.

Il Patto per la Toscana è reso possibile dall’incontro di tante esperienze diverse.

Roberto Salvini candidato alla presidenza della Regione Toscana
Roberto Salvini

Una prima componente è quella rappresentata dal consigliere regionale uscente Roberto Salvini, ex Lega e oggi indipendente del gruppo misto dell’assemblea toscana, seguito da molti leghisti della prima ora che vogliono tornare alle radici del loro impegno politico federalista, delusi dal neonazionalismo dell’altro Salvini, Matteo, e dalla sua rappresentante in Toscana, Susanna Ceccardi. Salvini (Roberto) si distingue da anni per il suo impegno per l’economia locale, le filiere corte, la semplificazione della vita e del lavoro di contadini, allevatori, cacciatori, pescatori. Si è fatto conoscere anche perché, pur moderato, si è schierato per la piena legalizzazione e regolamentazione della prostituzione ed appare, forse inaspettatamente, assai aperto sul tema dei diritti civili e della promozione della parità di genere.

I leghisti della prima ora non sono l’unica compomente del Patto per la Toscana. Una seconda importante realtà è il Comitato Libertà Toscana, che porta in dote anche la propria rete di relazioni con il civismo ambientalista. Clt è un piccolo partito ma ha saputo contribuire, l’anno scorso a Firenze, all’agguerrita esperienza della la lista civica Libera Firenze, guidata dal calciante Fabrizio Valleri. Libera Firenze si è posizionata in prima fila nelle lotte contro il nuovo aeroporto di Firenze, ma soprattutto contro i treni-tram francesi Sirio, contro l’inquinamento elettromagnetico e tutte le forme di nocività, oltre che per la libertà di cura contro gli obblighi vaccinali.
Comitato Libertà Toscana, presieduto da Mauro Vaiani, studioso e attivista non del tutto sconosciuto in Toscana, è un partito amico della Catalogna e della Scozia, ma anche degli indipendentisti di Corsica, Sicilia e Sardegna, fortemente radicale nel chiedere una drastica devoluzione di poteri dallo stato centrale ai territori. Vaiani rappresenta il Comitato Libertà Toscana nella rete nazionale degli autonomisti e dei decentralisti Autonomie e Ambiente.

Un terzo e sostanziale contributo al Patto per la Toscana arriva da un insieme vario e radicato sui territori: consiglieri comunali civici e indipendenti, tra i quali spicca l’oncologa Carla Breschi di Pistoia, eletta nel Pd ma da tempo indipendente, nota per l’impegno nella lotta per la salute contro tutte le nocività, per i piccoli ospedali, per una sanità vicina alla gente; un tema localista che era già importante prima dell’emergenza virus, ma che dopo il dilagare del Covid-19 è diventato cruciale.

Uno dei motti unificanti di questa eterogenea coalizione è Toscana come il Trentino. Il Patto per la Toscana (Roberto Salvini presidente) si candida a essere il partito di raccolta di tutti coloro che, da più o meno tempo, con maggiore o minore radicalità, si battono per una Toscana che si autogoverni con le possibilità e l’efficacia che sono quelle della provincia autonoma.
Un secondo impegno è quello per la salute e per il freno alle distruzioni ambientali e al consumo di suolo, nella Piana di Firenze così come in altre aree eccessivamente urbanizzate. Mentre per le montagne, le isole, le zone collinari più remote e marginali, invece che il miraggio ormai svanito degli agriturismi, il Patto vuole promuovere una forte economia locale.
Infine, il Patto sta diventando, complice anche le grandi difficoltà del momento, un punto di riferimento per ribelli e anticonformisti di ogni angolo della Toscana, persone e gruppi che, complice una legge elettorale toscana troppo complicata per il tempo del dopo-coronavirus, altrimenti non porebbero partecipare alle elezioni.