Il Partito Liberali Italiano prende le mosse dall’emergenza provocata dal coronavirus e guarda avanti, alla futura ripresa del Paese e al superamento di problemi e ostacoli, specie di natura fiscale, che lo hanno fin qui rallentato. In una lettera alle massime cariche dello Stato, e a tutti i parlamentari, il presidente nazionale del Pli, Stefano De Luca, e le maggiori cariche nazionali del partito scrivono che «il tessuto economico e produttivo del Paese è messo a dura prova dagli stravolgimenti causati dall’emergenza legata al diffondersi dell’epidemia di Covid-19. Le misure straordinarie adottate per la necessaria tutela della Salute pubblica, bene
primario che riceve la più alta tutela dalla Costituzione, hanno avuto, tuttavia, pesanti riflessi sull’economia e sulla produttività dell’intero Paese».

La lettera prosegue con auspici, preoccupazioni e proposte. «L’auspicio è che le misure restrittive adottate riescano a fermare l’epidemia e consentire un graduale recupero di tutte le attività dei cittadini, incluse quelle lavorative. Anche nella migliore delle ipotesi, però, una piena ripresa delle attività economiche non potrà che avvenire tra diversi mesi e ci vorrà molto tempo prima che le imprese possano risollevarsi e tornare alla produttività ante-crisi. In queste condizioni, è necessario che lo Stato e le Pubbliche Istituzioni tutte comprendano che la salvaguardia del tessuto economico e produttivo del Paese è condizione necessaria e imprescindibile per l’esistenza stessa dello Stato e delle Istituzioni democratiche».

«Senza le imprese ed i lavoratori del settore privato, lo Stato non sarà mai in grado di finanziare e supportare l’erogazione dei servizi pubblici, neppure quelli strettamente essenziali, quali, solo per citarne alcuni, la Sanità e l’Igiene pubblica, la Difesa, l’Ordine Pubblico e la Giustizia, i Trasporti e l’Istruzione – proseguono gli esponenti liberali – Le misure sinora adottate, sia pure dichiaratamente parziali e di primo impatto, non sono certamente sufficienti a questo scopo ed anzi introducono alcune, ingiustificate, disparità di trattamento».

Che fare? «Sarà necessario un supporto importante al reddito dei lavoratori autonomi ed i liberi professionisti ingiustamente ed ingiustificatamente tagliati fuori dalle prime misure – rilevano dal Pli – Sarà indispensabile anche una rimodulazione dell’imposizione fiscale e contributiva, soprattutto per le imprese, in particolare le PMI, che impiegano l’82% dei lavoratori in Italia (ben oltre la media Ue) e rappresentano il 92% delle imprese attive».

Secondo il Partito Liberale Italiano occorre anche una sorta di condono fiscale di carattere e per ragioni del tutto eccezionali, vista la situazione che si è creata. I debiti col fisco, anche accumulati negli anni della crisi, dovranno essere rivisti, meglio se condonati.
«In queste condizioni, però, è impensabile che lo Stato pretenda di esigere anche i crediti fiscali maturati negli anni pregressi e ad oggi impagati: sarebbe assurdo ed ingiusto come privare del nutrimento necessario un paziente sottoposto a terapia intensiva. I liberali sono di principio contrari a provvedimenti e misure “perdoniste”. Ma situazioni straordinarie necessitano di soluzioni straordinarie, coraggiose ed epocali. Nella consapevolezza della eccezionalità del momento che stiamo vivendo , il Partito Liberale Italiano rivolge alle più alte cariche dello Stato questa motivata richiesta: sia emanato, al termine del periodo emergenziale di sospensione della riscossione tributaria, un provvedimento di condono fiscale “tombale”, che permetta a tutte le imprese italiane di riprendere la produttività nei termini più rapidi possibili».

«Con la ripresa della produttività delle imprese, peraltro, il primo a trarre beneficio sarà proprio lo Stato, che potrà riprendere nel minor tempo possibile a contare su un gettito fiscale adeguato per il finanziamento dei Servizi pubblici essenziali. Il Pli auspica che da questa situazione di gravissima crisi possa quindi nascere un nuovo “patto fiscale” tra i contribuenti e lo Stato, più equo di quello attuale, che finisce per scaricare sui cittadini e le imprese il peso dell’inefficienza della spesa pubblica. E che nella sua insostenibilità finisce per spingere anche i contribuenti onesti a ricercare soluzioni di necessità e di sopravvivenza».