Il 15 settembre 1916, nella battaglia della Somme durante la prima guerra mondiale, viene impiegato per la prima volta nella storia un carro armato in combattimento, il modello britannico Mark 1.

Primo carrarmato a essere usato in combattimento, il Mark 1

Il carro armato moderno è un veicolo da combattimento corazzato le cui prime teorizzazioni sarebbero state formulate da Leonardo da Vinci, che ipotizzò e progettò nel 1485 un modello di un plausibile antenato dell’attuale carro armato, conosciuto come il “carro armato di Leonardo“. Fin dagli inizi del XX secolo alcuni studiosi si posero il problema del movimento motorizzato sul campo di battaglia, anche se, fino alla prima guerra mondiale quasi nessuno aveva capito quale sarebbe stato il vero problema tattico; generato da trincea, filo spinato e mitragliatrice. In particolare alcune idee (solo su carta, più letterarie che tecniche) furono espresse dallo scrittore inglese H. G. Wells, nella descrizione della sua “testuggine corazzata“. Chi invece affrontò il problema dal punto di vista tecnico fu il tenente dell’esercito imperiale austriaco Günther Burstyn, che nel 1911 preparò un progetto ed un modello per il Burstyn Motorgeschütz, un veicolo corazzato che muoveva su cingoli ed aveva l’armamento principale in torretta ruotante.

Winston Churchill nel 1911, da Lord dell’Ammiragliato
spinse per lo studio e lo sviluppo del carro armato

In Gran Bretagna lo studio del carro armato fu iniziato, sotto la spinta del Primo lord dell’Ammiragliato Winston Churchill, da parte della Royal Navy, sotto il nome di copertura di progetto Tank. Le esperienze precedenti con le autoblindo avevano dimostrato che le ruote non erano adatte al movimento sul terreno sconvolto dal fuoco di artiglieria, quindi si decise immediatamente di dotare il nuovo mezzo di cingoli, ed effettivamente i primi prototipi sembravano dei grossi serbatoi avvolti da cingoli. Ben presto l’Esercito britannico iniziò la collaborazione al progetto con la Marina. Fino dai primi mesi della prima guerra mondiale fu evidente che il problema tattico da risolvere, una volta che era finita la guerra di movimento e gli eserciti si erano bloccati su un sistema di trincee lungo centinaia di chilometri, era quello di superare l’accoppiamento mitragliatrice-filo spinato. Questi due mezzi, insieme al terreno sconvolto dalle preparazioni di artiglieria, impedivano alla fanteria l’avanzata in massa sulle trincee nemiche e, anche ammesso di ottenere una vittoria locale, di sfruttare appieno il successo.

I carri armati utilizzati nella prima guerra mondiale furono i primi veicoli del genere a comparire sui campi di battaglia, quindi erano totalmente innovativi per l’epoca. Si manifestò quasi subito una differenziazione fra carri pesanti (concepiti per sostenere la fanteria, quindi che muovevano allo stesso passo dei fanti) e carri leggeri (destinati essenzialmente allo sfruttamento del successo, quindi dotati di una velocità confrontabile con quella della cavalleria). Il 15 settembre 1916, con gli equipaggi ancora non addestrati, 32 carri modello Mark 1 furono inviati contro le trincee tedesche, nell’ambito della battaglia della Somme. Fu il primo caso nella storia di carri armati moderni utilizzati in combattimento. Contrariamente al parere, non solo degli esperti, ma anche degli alleati francesi, lo stato maggiore britannico non volle aspettare di avere un numero di carri sufficiente per utilizzarli in massa. Dopo pochi metri dalle basi di partenza il 50% dei carri era stato distrutto, ed anche quelli che arrivarono sulle trincee nemiche, nonostante il terrore che indussero nelle fanterie tedesche, cosa che provocò un numero maggiore del normale di prigionieri, non riuscirono ad ottenere risultati decisivi.