Il 6 dicembre 1768 a Edimburgo in Scozia viene pubblicata per la prima volta l’Enciclopedia Britannica, suddivisa in cento parti vendute a sei penny l’una.

Frutto dell’illuminismo scozzese, la Britannica venne pubblicata originariamente a Edimburgo nella seconda metà del XVIII secolo. La prima Britannica nacque dalla mente di Colin Macfarquhar, un libraio e stampatore, e di Andrew Bell, un incisore, che pubblicarono l’opera sotto lo pseudonimo “Society of Gentlemen” (Società di gentiluomini). Il redattore fu lo studioso William Smellie, all’epoca ventottenne, cui vennero offerte 200 sterline per produrre l’enciclopedia in 100 parti e tre volumi. La prima parte fu pubblicata il 6 dicembre 1768, al prezzo di sei pence. Nel 1771 l’enciclopedia venne completata, con 2.391 pagine e 160 illustrazioni incise. Si stima ne vennero vendute 3.000 copie. Grazie al successo della prima edizione, una seconda edizione, più ambiziosa, ne seguì. Questa volta Smellie rifiutò il ruolo di redattore, e Macfarquhar ne prese egli stesso il posto, aiutato da James Tytler. La seconda edizione fu alla fine pubblicata dal 1777 al 1784 in 10 volumi, per un totale di 8.595 pagine.

Fu comunque la terza edizione, pubblicata 1788–1797 e redatta da Macfarquhar e dopo la sua morte da George Gleig, che finalmente realizzò la visione enciclopedica. La terza edizione non coprì solo un ambito più ampio, con 18 volumi più due volumi di supplementi, per un totale di oltre 16.000 pagine, ma fu anche la prima a comprendere voci scritte specificamente per la Britannica da esperti e accademici, molti reclutati da Greig. La terza edizione stabilì la base della Britannica come un importante, e in molti casi definitivo, riferimento su molti argomenti per gran parte del secolo successivo.

In generale, le voci principali nelle edizioni fino alla decima erano molto più lunghe e più scolastiche delle voci nelle enciclopedie moderne. Nelle edizioni ottocentesche della Britannica erano regolarmente comprese le nuove opere dei suoi autori, o quelle principali.

La straordinaria Encyclopédie Francese è da molti considerata l’ispiratrice della pubblicazione della Britannica. Ma diversamente dall’Encyclopédie, la Britannica era una pubblicazione estremamente conservatrice. Le edizioni successive venivano solitamente dedicate al monarca in quel momento sul trono. Nella dedica al re contenuta nel supplemento alla terza edizione, Gleig scrisse:

«L’Enciclopedia Francese è stata accusata, e giustamente, di aver disseminato in lungo e in largo i semi dell’anarchia e dell’ateismo. Se l’Encyclopaedia Britannica potrà in qualsiasi modo controbilanciare la tendenza di quest’opera pestifera, anche questi due volumi non saranno completamente indegni dell’attenzione di vostra Maestà.»

L’editore Archibald Constable fu coinvolto nella pubblicazione in vario modo dal 1788 e dopo la morte di Macfarquhar nel 1793. Nel 1812 acquistò la Britannica dai suoi soci e la pubblicò fino al 1826. La quarta, la quinta e la sesta edizione, con i relativi supplementi, comprendevano contributi di numerosi autori e scienziati, sia inglesi che scozzesi, di grande prestigio: William Hazlitt, John Stuart Mill, Thomas Malthus, David Ricardo, Walter Scott, e Thomas Young, il cui contributo sull’Egitto includeva la traduzione dei geroglifici della Stele di Rosetta.

Al termine del 1820, i diritti per la Britannica vennero acquistati dalla società di Edimburgo di Adam & Charles Black, che ne pubblicarono la settima e l’ottava edizione, con l’inclusione di nuovi capitoli dedicati all’Architettura di William Hosking.

La quindicesima e ultima edizione cartacea dell’Enciclopedia Britannica, la quindicesima uscita nel 2010

Oggi la Britannica, dopo 15 versioni cartacee, si è evoluta anche nelle versioni digitali disponibili su CD-ROM, DVD-ROM e attraverso il World Wide Web. È sopravvissuta a una feroce competizione da parte di un sempre crescente numero di fonti informative. Nel 2012 Jorge Cauz, presidente di Encyclopaedia Britannica Inc., annunciò che l’edizione del 2010 sarebbe stata l’ultima ad essere pubblicata in forma cartacea e che dalla stampa derivavano solo l’1% delle vendite della compagnia.

Le voci della Britannica sono comunemente considerate accurate, affidabili e ben scritte, e l’enciclopedia continua a essere consultata come opera di riferimento generale.

Immagine d’apertura: frontespizio della prima edizione dell’Enciclopedia Britannica