Caccia

Racconti di caccia

Raccontami una storia premio letterario

Le presentazioni che non annoiano (e durano poco), tornano giovedì 20 alle 18, con il nuovo libro di Manuele Marigolli. Per le Niccolitudini, alla Libreria-Caffè del Teatro Niccolini in Via Ricasoli 3 a Firenze, faremo conoscenza con i Racconti di Caccia, edito da Pagliai.
“Una scrittura antica e calda, innervata dal nobile tentativo di continuare a credere nel potere del racconto orale e della descrizione”, scrive Edoardo Nesi.
La presentazione, a ingresso gratuito, sarà introdotta dall’editore Antonio Pagliai.

Chiunque col tempo può diventare cacciatore di beccacce, ma beccacciaio no. Beccacciai si nasce. Il beccacciaio sente la struggente malinconia dell’autunno, il fascino delle chiome ramate dei faggi, la suggestione del rosso di un ciliegio selvatico stagliato tra il verde degli abeti. Aspetta con trepidazione che venga il tempo propizio. Avverte al pari della beccaccia il tempo della migrazione e si riflette negli occhi del suo cane e sta in attesa che sui crinali dell’Appennino si consumi il primo incontro. Il beccacciaio continua ad emozionarsi di fronte al frullo della fata dei boschi come se fosse sempre la prima volta. Quando il cane è in ferma quell’immobilità assoluta interrompe il fluire del tempo e, dilata lo spazio, poi liberatorio uno sbatter di penne e un romper di ramaglia, la beccaccia si lascia intravedere solo un momento come un miracolo appena accennato. Basta un incontro per riempire di soddisfazione una giornata di ricerca faticosa e difficile. Quando un colpo di fortuna o ben assestato ricompensa la tenacia con il possesso della preda allora si manifesta quel sentimento unico e strano, inspiegabile, che investe il beccacciaio quando riesce ad incarnierare la sua regina: quel sentire morire una parte di sé insieme al corpo caldo dai colori dell’autunno che gli palpita fra le mani. In questa breve raccolta di racconti vibra la testimonianza sincera e appassionata di chi da tempo vive la “contraddizione di amore e morte” che alberga nel cuore del cacciatore, rendendolo fatalmente prigioniero, dalla prima battuta di caccia e per tutto il resto della vita.