Durerà fino al 25 ottobre la performance The Sky in a room, iniziata il 22 settembre nella chiesa di San Carlo al Lazzaretto, di Ragnar Kjartansson, l’artista islandese noto per le sue complesse opere che includono video, musica e arte, in un’atmosfera melanconica che si ispira alla tradizione nordica, con maestri quali Munch e Strindberg. L’iniziativa è della Fondazione Trussardi, che ha voluto accogliere questo lavoro dell’artista scaturito dall’esperienza del lockdown.

Per sei ore al giorno, dei cantanti professionisti si alterneranno ad eseguire ininterrottamente Il cielo in una stanza di Gino Paoli, canzone scelta dall’artista per il suo potere immaginativo di trasformare lo spazio. La ripetizione della musica per Kjartansson ha sempre rappresentato una sorta di mantra, una via per portare lo spettatore in uno stato altro. In questo caso si tratta di una connessione con il doloroso periodo trascorso in prigionia, confinati nelle proprie case e occasionalmente in una sorta carcere a cielo aperto, privo di vita.

La collocazione nella Chiesa del Lazzaretto non è casuale, essendo questo edificio legato alla storia della peste a Milano sia nel 1576 che nel 1630. La chiesa faceva parte del complesso dell’ospedale del Lazzaretto, ora scomparso e che ospitava i malati confinati La peste del 1630 fu gravissima, causando un milione di morti, equivalenti a un quarto della popolazione italiana e a metà di quella milanese. In vista di una tale memoria dolorosa, la performance dell’artista milanese diviene un omaggio alla sofferenza degli internati del Lazzaretto, che avevano nella chiesa il loro punto di riferimento. La chiesa non è legata solo alla storia ma anche alla letteratura, essendo menzionata in numerosi episodi dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Ancora una volta, una narrazione di lutto e di speranza. Forse quest’opera vuol dirci che il lutto talora non può essere elaborato, solo pianto, ma al tempo stesso contiene uno spiraglio di luce, quel cielo in una stanza, di vira che continua. E i mali di oggi e di ieri si congiungono in un edificio che viene illuminato dalla continuità storica della città di Milano, origini che la collegano al presente e aprono la via al futuro.