Riciclaggio, sequestrati bar e ristoranti a Roma

Bar e ristoranti sequestrati, a Roma, su richiesta della Divisione distrettuale antimafia. Nel mirino degli inquirenti sono finiti quattro locale del brand Katanè Sapori di Sicilia, riconducibile a Gaetano Vitagliano. Il sequestro è stato eseguito dal nucleo di polizia economico tributaria della Guardia di finanza su mandato del tribunale. Tre anni fa, altri locali, con gli stessi fornitori e lo stesso tipo di prodotti, erano stati sequestrati allo stesso Vitagliano, al tempo stesso arrestato dai carabinieri perché ritenuto il vertice di un’associazione per delinquere dedita al riciclaggio e all’intestazione fittizia di beni vicina al clan camorrista degli Scissionisti.

Il sequestro di bar ed esercizi di ristorazione disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale della Capitale, su richiesta della Dda conferma che «la malavita è arrivata a controllare 5.000 locali della ristorazione con l’agroalimentare che è divenuto una delle sue aree prioritarie di investimento perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone».
Lo rileva la Coldiretti sulla base del rapporto Agromafie. «La criminalità organizzata approfittando della crisi economica, penetrano in modo massiccio e capillare nell’economia legale ricattando con l’usura o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all’estero – sottoline la Coldiretti – Un pericolo che è aumentato con la crisi di liquidità generata dall’emergenza coronavirus in molte strutture economiche che sono divenute più vulnerabili ai ricatti e all’usura. Le operazioni delle forze dell’ordine svelano gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie. In questo modo la malavita si appropria – prosegue la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy».

Dall’agricoltura all’allevamento, dalla distribuzione alimentare alla ristorazione, il volume d’affari complessivo annuale della criminalità nell’agroalimentare nazionale è salito a 24,5 miliardi di euro secondo la stima della stessa Coldiretti.
«Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare – osserva il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che per questo vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie».