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Era stato l’abbaiare di un cane nelle vicinanze a svegliarlo; cercando la luce del comodino, in un gesto meccanico, Pietro aveva allungato la mano, ma non l’aveva trovata. Ogni notte aveva bisogno di tempo per capacitarsi che non si trovava nella sua camera. Così aveva deciso sua figlia.

– Papà, lo capisci anche tu che è diventato un rischio fare le scale. Vedrai che comodità il letto in cucina con il bagno di sotto, proprio di fronte; basta attraversare il corridoio, niente più scalini…

Sbaragliato in quattro e quattr’otto un pietoso tentativo di temporeggiare, lei possedeva l’arma giusta per farlo desistere:

– Oppure vuoi farmi trasferire qui? Sai che non sto tranquilla nel saperti da solo che sali e scendi le scale…

I muscoli rigidi ed il tremore notturno; le gambe, delle appendici scoordinate, che non sottostavano più ai comandi: segnali, subdoli all’inizio, poi sempre più incalzanti di un corpo, sleale traditore.

Non erano passate poche settimane che, a quella decisione, se n’era imposta un’altra. La sua indipendenza, la sua autonomia tagliate ulteriormente: dal giorno seguente ci sarebbe stata una nuova presenza in casa, una donna che avrebbe pulito, lavato, cucinato, pronta a qualsiasi bisogno si fosse presentato. A quel pensiero, l’uomo aveva sentito il cuore fare l’ennesima, capricciosa capriola: “affidarsi“ a qualcuno – così aveva prospettato sua figlia – ma non sarebbe stato meglio parlare chiaro, dire “consegnarsi”, e finita lì?

Loretta Casagrande

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