Fake news lente d'ingrandimento

Salvini, Torre Maura e le fake news della sinistra

Raccontami una storia premio letterario

Fake news, bufale e forzature contro il governo gialloverde e i suoi rappresentanti sono il motivo che da alcune settimane caratterizza, sui social, una campagna elettorale triste e bruttina e, più in generale, l’opposizione a Lega e M5s.
Chi la fa l’aspetti, si direbbe ricorrendo un consueto e vecchio adagio pronto all’uso.
Invece no. Parole e modalità differenti sono richieste a chi vuol presentare e rappresentare letture differenti e all’occorrenza più approfondite della realtà. Meglio sarebbe, per esempio, premiare la critica spiritosa, che a volte c’è e che non vuol dire umorismo becero che fa tanto destra italiana. Una critica acidissima, finalmente politicamente scorretta.
Altrimenti, vinceranno gli originali al posto dei cloni.

E che i contenuti siano veri, anche paradossali, ma veri. Non fake news come quella su Conte che non sa suonare la chitarra, forzature come quella sulle parole di Matteo Salvini a proposito di Ilaria Cucchi, non bufale come quella sul comizio di Hitler che ricorda il M5S.

I troll leghisti restano la maggioranza fra i loro pari e le bufale pentastellate continuano ad alimentare il mercato social più di quelle schierate a sinistra. Ma questo non vuol dire niente.
Prendere la stessa piega degli avversari – che è una piega reale e innata in tanta parte di sinistra – non agevolerà gli avversari social del governo in carica. A chi continua a far intendere che Matteo Salvini abbia bollato con un «fai schifo» la persona di Ilaria Cucchi (ed è una forzatura rispetto al pur poco condivisibile garbodi Salvini) un consulente potrebbe consigliare di smetterla; salvo che non si voglia incancrenire una situazione già troppo polarizzata, chiudere le porte a un dialogo paziente (che è l’unica per quanto poco efficace arma in una situazione come la nostra) e favorire l’avversario in questione. E non perché se ne parla ma perché se ne parla con il modo e sul terreno che gli sono più congeniali.

Dai militanti e dai dirigenti di sinistra, che hanno la pretesa sacrosanta di migliorare la vita e la società, si pretendono presenza, spirito e capacità d’elaborazione e di comunicazione. Che, per dirne un’altra, non sono propriamente il trasporre in slogan le parole sgrammaticate del ragazzo di Torre Maura che merita semmai gli strumenti per trasporre in pensiero e azioni tutto il suo coraggio e tutta la sua sensibilità. Non gli si regalino, uno striscione a un corteo né un mp3 col solito rap.

Che sia 4.0 o di sempre, populismo e bugie da tre lire non sono mai servite alla causa delle sinistra. Forse, sono servite e servono a militanti e dirigenti che hanno sempre pensato che fosse meglio perdere le elezioni (e dunque non fare un tubo per migliorare la realtà) pur di conservarsi nelle loro roccaforti ideologiche e di potere. Che, sebbene fluide, ci sono ancora oggi.

Fabio Barni