Parole chiarissime. “Sto sentendo di procedure assurde per sanificate quaderni, compiti, libri, matite e pennarelli. La procedura è semplice: lavatevi le mani! Tutto il resto è aria fritta. E questo vale per i quaderni tanto quanto per la matita che useremo per votare. Mascherina, amuchina e andiamo avanti!”. Lo sottolinea su Facebook l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola.

Spiega ancora, sulla stessa linea, l’epidemiolgo dell’Università di Pisa, Pierluigi Lopalco. “Sulla carta il coronavirus resiste oggettivamente molto poco, è una superficie particolamente permeabile e – precisa – ogni gocciolina emesse tende ad essere assorbita, in questo modo se si toccano con le mani i fogli c’è evidentemente meno rischio. Il rischio di contrarre l’infezione da coronavirus – ribadisce – è molto vicino allo zero”.  
“La prima misura per difenderci da queste infezioni è l’igiene delle mani, l’insegnante dopo aver ritirato i compiti si passa del gel alcolico e così elimina il rischio”, conclude Lopalco.  
“Stanno circolando nella scuole alcuni consigli, come quello di tenere per 72 ore in quarantena qualunque foglio o carta si distribuisca all’alunno e venga poi ritirato dagli insegnanti. Questa procedura non serve ed è un impedimento all’attività scolastica non giustificato dal rischio di contagio”, ha sottolineato l’esperto. 
“Ora questa indicazione molto probabilmente è stata mediata da una linea guida che era stata pensata per le biblioteche – spiega Lopalco – dove i libri presi in prestito e restituiti sono tenuti in un armadio per 72 ore. Questo eccesso di prudenza in biblioteca non costa nulla perché ci sono diverse copie di un libro. Ma tenere 72 ore in quarantena un foglio prima di essere preso in mano dall’insegnante è un vero incubo per il docente”. (AdnKronos)