Dostoevskij parlava di bellezza come salvatrice del mondo. In questo lungo mese di emergenza, i bambini riescono a strapparci un sorriso e, in alcuni casi, insegnarci qualcosa su come affrontare il lockdown.

Il Guardian racconta di Kiran, una bambina inglese di Wolverhampton preoccupata per il vicino di casa 93enne Ron rimasto solo, e non usando i social dei genitori o il telefono, con carta e penna ha scritto una lettera: «Devo rimanere a casa a causa del coronavirus. Volevo solo sapere, stai bene? Ti ho disegnato un arcobaleno per ricordarti che non sei solo. Per favore, riscrivimi se puoi».
La piccola Grace, invece, ha iniziato ad attaccare sulla sua finestra di casa a Chesterfield, cuori di cartone con scritti i nomi di medici e infermieri della sua città che la madre le leggeva su Facebook. Sopra questi tantissimi cuori una scritta: «Non tutti gli eroi indossano mantelli».

Tornando in Italia, lo spirito di iniziativa e buon esempio è sicuramente quello di Giulio, ragazzo di 12 anni che vive a Pomonte, nel comune di Scansano. In casa la connessione non è ottima e non riesce a seguire le lezioni online previste dalla scuola, quindi ha trovato la soluzione che, tempo permettendo, gli permette di seguire matematica, storia e tutte le altre materie: è andato a un chilometro da casa e si è “accampato” in mezzo alla natura con banco, sedia, tablet e cellulare.

Ma non solo i bambini ci regalano ottimismo: pensiamo ai due coniugi sposati da 50 anni di Cremona separati dal Coronavirus e riabbraciatisi in ospedale dopo giorni di isolamento o all’infermiera, sempre di Cremona, che non ha resistito alla gioia di essere risultata negativa al tampone e quindi ha abbracciato la collega affermando poi «Non sono riuscita a trattenermi, ero contenta perché potevo stare al lavoro e dare una mano».
Arrivando infine a Brasilia, dove il signor Piveta, brasiliano di 99 anni ed ex combattente della Seconda Guerra Mondiale, lascia l’ospedale dopo essere guarito dal Covid-19 tra gli applausi del personale sanitario.

Arcobaleni, sorrisi, mani alzate come vittoria per aver sconfitto un male: nessuna bandiera, nessuna diversità. Quando finirà tutto, ci ricorderemo di queste scene, di queste foto, di queste persone che ce l’hanno fatta e di chi non si è arresa, di chi ci ha strappato un sorriso, come i bambini.