Se Prato avrà un parco…

Raccontami una storia premio letterario

Ci sono uomini che vivono di paura. Non della loro. Di quella altrui. Si guardano intorno, scoprono qualcosa che non va – anche di serio, beninteso – e suscitano le paure degli altri, stuzzicano le ansie, fomentano quel poco d’odio che basta a conquistare due voti. Tecniche vecchie e tecnologie recenti si mescolano, basta guardare a certi commenti razzisti su Facebook. I signori della paura, stavolta, hanno perso. Avevano detto che un parco porta con sé droga e drogati, quasi fosse una piantagione d’oppio. Avrebbero preferito case al posto del vecchio ospedale o addirittura fatte con un maquillage minimo dagli stessi, orribili palazzoni della parte più recente del Misericordia e Dolce. Case, quando si sa che basterebbe salire in elicottero sopra Prato, allungare il braccio come nel sacchetto dei numeri della tombola, per pescare un appartamento sfitto. Senza contare che la droga, i tossicodipendenti vanno laddove viene lasciata loro la libertà di farlo. I signori della paura altrui ignorano, ad arte, che la droga è tanto più libera quanto vietata. Ma questo è un altro discorso. Un discorso di chi si è opposto al parco urbano al posto del vecchio ospedale, ora invocando anche la necessità di un luogo dove costruire servizi utili ma che possono star bene anche da un’altra parte.
Stavolta, gli uomini che fomentano le paure hanno perso. Al posto del Misericordia e Dolce, nascerà un parco. Merito di un rompicoglioni. D’un altro uomo che dai social media, da un sito personale, dalle parole pronunciate in tutte le sedi pubbliche possibili, virtuali e reali (che poi si confondono), ha detto e ripetuto che lì deve nascere un parco urbano, e non tre etti di verde col contorno di grigio cemento, trovando alleati e nemici sulla sua strada. Lui, da bravo rompicoglioni, di quelli costruttivi (paradossi linguistici), ha tirato avanti. Ha coinvolto altre persone, ha trovato appoggio e interesse nelle associazioni, ha cercato alleati e ha saputo spronarli. E dire che a tratti si veste, e volentieri, da misantropo, chiudendo la bocca e le orecchie al cospetto di chi i coglioni vuol romperli a lui.
Si chiama Marco Monzali e se anche Prato, al pari di grandi città, avra un parco dentro le mura, a contatto con le mura stesse, dovrà ringraziarlo. Il Monzali da Prato può apparire una sorta di misantropo. Non si erge a paladino di cause particolari e inesistenti come i signori della paura. No. Dice e va al punto. E se non lo seguono o lo trattano male (e il bene come il male sa misurarli solo col suo metro) sbatte porte, reali o virtuali, in faccia. Non ha voti da portare al suo mulino né a quello del Pd che ha avuto paura a candidarlo alle ultime amministrative.
Però, una cosetta Monzali la sta insegnando a tutti. Quando una battaglia è battaglia di civiltà, per una città più bella, più aperta, più sana (che da quando il mondo è mondo i parchi migliorano l’aria e allontanano, se vissuti, i malintenzionati) si combatte anche da soli, sapendo, alla fine, di compiere qualcosa di buono anche per coloro che si mettono via via per traverso. Si chiama partecipiazione (vera), personale. Non c’entrano le discussioni sui sistemi democratico-elettorali. C’entrano caparbietà e impegno.
Marco Monzali, trombato all’elezioni prima ancora che queste si tenessero, ha portato a casa (di tutti) il risultato. L’accordo sul Misericordia e Dolce prevede che al posto dell’ospedale da demolire nasca un parco. Un bel parco.
Certo, sa bene anche lui che occorrerà vigilare, giacché anche i parchi si progettano in un modo o in un altro. Intanto, il misantropo buono – che pare il principe di La Bella e la Bestia (dove lui fa la bestia, ovviamente) – incassa il risultato. A sentirlo, è raggiante e consapevole, appunto, che la vicenda andrà seguita. Intanto, ringrazia chi si è battuto insieme a lui. E in lui, almeno noi, vediamo il principale artefice, ora capitano e ora gregario, che ha portato allo sprint finale l’intera squadra del parco urbano.
Basta cantarne le lodi, però. Sappiano tuttavia, i signori della paura, che se tra una decina d’anni potranno poggiare il culo su una panchina e godersi il fresco, sarà merito di Marco Monzali e della sua implacabile attività sul web, in radio e in città. Il misantropo buono ha pensato anche a loro.