Senza avvocato rischia di perdere i figli. L’incubo di Cristian Vacca

Cristian Vacca ha 46 anni, vive in un monolocale di Prato gli amici gli hanno portato da mangiare e dove, durante il lockdown, i carabinieri gli hanno consegnato le medicine per far fronte alla febbre e al timore d’aver contratto il coronavirus. Uno stipendio che all’80% finisce sul conto dell’ex moglie, nel volgere di una separazione rapida e turbolenta, lo costringe a vivere come può, ovvero male, anche con soli 100 euro al mese. Quel che è peggio è che rischia di perdere definitivamente i figli, finché non saranno maggiorenni, perché non può più permettersi un avvocato.

Il 27 gennaio è fissata l’udienza e a Cristian Vacca non resta che farsi sentire e chiedere a qualche legale, se c’è, d’aiutarlo.

«Sto vivendo l’agonia dell’indigenza – racconta – Sono stato improvvisamente cacciato di casa alla presenza dei miei bambini e i miei vestiti sono stati riposti fuori la porta in buste dell’immondizia. La possibilità è stata offerta da una precedente separazione – Vivo da 15 mesi con buste paga molto basse: le cifre mensili che percepisco, vanno dai 70 euro al mese ai 100, a volte 300, a seconda dei casi, nonostante il mio stipendio sia di un impiegato di una multinazionale». Colpa della separazione, appunto, di qualche debito precedente e del fatto di non poter più contare sull’ex moglie.

«Sono innocente e non mi è chiaro cosa possa aver scatenato un simile odio nei miei confronti», aggiunge Cristian Vacca.

Intanto, rischia di perdere i figli finché non avranno compiuto 18 anni. Residente a Prato, non vuole però rinunciare a contribuire, non solo economicamente, alla crescita dei bambini. Anche perché tutto scaturisce dall’epilogo turbolento di un matrimonio fino a qualche anno fa felice.

Poi la separazione e, dopo, anche il conflitto assai acceso con la moglie. Entrambi indagati, e archiviati pur con l’opposizione dello stesso Cristian Vacca, che racconta di essere «stato colpito all’improvviso con un calcio al collo con 10 giorni di prognosi». Senza contare, fino all’allontanamento da casa in base alla separazione, l’impossibilità di dormire il giorno dopo i turni notturni e altri episodi. Vicende, queste, sulle quali i magistrati si sono espressi per l’archiviazione, tanto nei confronti dell’ex moglie quanto in quelli di Cristian Vacca che si è opposto alla decisione.

Del resto, Cristian Vacca non sa ancora bene capacitarsi del vorticoso e rapido peggioramento delle cose.

Adesso non pensa però agli episodi quanto alla scadenza del 27 gennaio. Un’udienza che potrebbe togliergli i figli, due gemelli di 9 anni e un ragazzo di 15, in assenza di un legale che lo possa patrocinare al meglio.

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