Serate a 50 anni dalla morte di Che Guevara

Premio letterario Raccontami una storia

Al cinquantenario dall’assassinio del più popolare dei rivoluzionari contemporanei, a Prato una serie di iniziative ricordano nei prossimi giorni la figura di Ernesto Guevara de la Serna, medico argentino e comandante di una delle colonne armate dei ribelli barbudos, che sotto la guida di Fidel Castro liberarono nel maggio del ’59 l’isola di Cuba dal dittatore filostatunitense Batista.

 

Domenica 8 ottobre alle 21, nella sala teatro del circolo Arci “La Libertà del 1945” a Viaccia, si terrà una lettura pubblica e gratuita di brani tratti da “La leggenda del Grande Inquisitore” di “I Fratelli Karamàzov” di A. Dostoevskij, accompagnate da proiezioni di filmati realizzati da Roberto Carlesi, per ricordare il Ché, come veniva chiamato dai compagni per il suo continuo intercalare dialettale.

Proprio nel giorno dell’anniversario – lunedì 9 ottobre 1967 – dalla fucilazione su mandato della Cia del comandante Guevara a La Higuera (in Bolivia) – la Casa del Popolo di Cafaggio e l’associazione LeftLab promuovono dalle 20 una cena sociale, seguita dalla proiezione del film “Che-Guerrilla” (https://www.facebook.com/events/1138524369614425/).

Il ricavato della cena sarà interamente devoluto alla sottoscrizione per il popolo cubano, colpito dal recente uragano.

«Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già », scriveva Guevara sul suo diario; sebbene crescenti diseguaglianze socio-economiche e nuove disillusioni dagli ideali di giustizia mondiale hanno rischiato di sbiadire nel marketing consumistico quell’icona rivoluzionaria, che incarna tutt’ora la volontà di riscatto dei popoli oppressi.

Così, dal doveroso omaggio alla memoria di un militante che ha sacrificato tutto nella lotta di emancipazione delle classi subalterne, si riaccende l’attenzione per quelle scelte e quelle azioni, condensate in messaggi sconfinati, che con straordinaria attualità sanno amminire su come «[…] la durezza di questi tempi non ci deve far perdere la tenerezza dei nostri cuori».